Vortice di Nulla | The Roundabouts Mania
Sodapop . www.shapelesszine.com . 8
A dispetto delle malinconiche immagini del packaging del cd, si presentano invece rocciosissimi all’ascolto questi Vortice Di Nulla. Si muovono in consolidati tragitti postcore, nel solco profondo tracciato dai vari Isis e 65daysofstatic e quanti altri possono venire in mente.
Diventa difficile avanzare agevolmente in carreggiate così marcate, le deviazioni dal percorso sono improbabili e infatti i nostri vanno dritti e sparati come treni, riuscendo però, nel vortice della velocità, a risucchiare qualche influenza spiazzante, più hardcore (uno dei riff di chitarra portanti di The Killer Song mi ricorda per suono e dinamiche le cose dei The Hives, ma è solo un attimo... l’unico pezzo cantato ha qualcosa dei Fine Before You Came) o più pop (il vocoder, l’hand clapping di Settembre Ci Ucciderà). I pezzi poi, condensati nei canonici 3-4 minuti, diventano immediatamente essenziali, privi di inutili sbrodolamenti, vanno subito al punto e questo è un gran pregio. Insomma, stringi stringi The Roundabouts Mania non dice nulla di nuovo ma ha una certa classe e le carte sono mischiate spesso, il gioco cambia velocemente, non c’è il tempo di annoiarsi. Eccellente.
Shapeless Zine . www.shapelesszine.com . 8
Tra le uscite della Trazeroeuno, piccola ma interessantissima etichetta dai gusti sperimentali, il ritorno dei Vortice Di Nulla è sicuramente tra quelle che aspettavo con maggiore aspettativa, grazie all'ottima impressione lasciatami dal debutto "I'm With Tortillas Throwing Stones In The Water", che trovate recensito dal sottoscritto su queste pagine. La formula, difficile ma intrigante, del post rock strumentale dalle tinte psichedeliche e dai toni ironici mi aveva convinto fin da subito e quindi volevo proprio vedere se il disco successivo sarebbe stato all'altezza. Fortunatamente anche "The Roundabouts Mania" colpisce nel segno e non può che confermare il parere positivo espresso un anno fa circa.
Il nuovo lavoro si muove più o meno intorno alle stesse coordinate sonore già analizzate per il debutto, ma la band non è rimasta ferma sugli allori e, anzi, ha affinato la sua capacità di scrittura, sottraendo quando era il caso, e limando qualche asperità del passato. Il frutto di questa revisione è un lavoro ancora più corto del precedente, per meno di mezz'ora di musica, ma vi assicuro che la scelta non è negativa, perchè ogni cosa è al posto giusto e l'esagerazione avrebbe rischiato di danneggiare il risultato finale. Iniziamo quindi a parlare di queste sei composizioni, per inquadrare un po' lo strano mondo dei Vortice Di Nulla. Il primo brano del CD fotografa già molto bene le peculiarità di questa formazione: "I Feel Better Than A Frozen Mouse" ha un titolo curioso, ma la musica non è affatto uno scherzo. Le chitarre di Francesco Innocenti si uniscono a quelle del nuovo arrivato, Ivano Nichetti, che non era presente nella formazione dell'album di debutto, e creano prima una trama ipnotica e avvolgente, poi una evoluzione possente e nervosa, che mi ha ricordato i King Crimson (sebbene qui non si parli di progressive... non so, qualche accenno tra "Red" e il periodo più recente con Adrian Belew).
"The Killer Song", invece, è un pezzo più immediato e melodico: le ritmiche si fanno più sostenute ma l'insieme è innegabilmente catchy; ancora le chitarre sugli scudi, ma non sono da meno la sezione ritmica di Luca Bandini e Mattia Stringhi, né gli attenti interventi tra synth e vocoder di Matteo Innocenti. Arriviamo alla brevissima "Talk Me About Love, Broncos" e la musica si fa più malinconica: il pianoforte guida la composizione con accordi decisi, mentre le chitarre ricamano abbellimenti; poi il pezzo esplode nella sua anima elettrica per poi spegnersi in un'eco che si affievolisce poco a poco. Forse sarebbe stato interessante esplorare un po' di più questo brano, ma va bene così. Un arpeggio malinconico mi riporta alla mente gli Anathema nelle loro evoluzioni più recenti e siamo arrivati a "Beacoup D'Argent, Robert", che alterna questi passaggi più delicati, con scariche liberatorie di elettricità, guidate ottimamente da una chitarra solista che non esce mai dalla giusta misura e che sottolinea ogni nota con espressività. Si torna invece su territori più catchy con "Settembre Ci Ucciderà - Part 2", l'unico brano dove compare una parte cantata dal bassista Luca Bandini. Bella, indubbiamente, ma devo ammettere che il fascino dei loro passaggi strumentali mi intriga più di una canzone più classica (seppure lontana dagli schemi). Ne è la prova il mio pezzo preferito in assoluto, "...And Potato, Or...", una lunga composizione di otto minuti che unisce il post rock a dei richiami shoegaze: atmosfere eteree, eleganti e capaci di lenire il dolore con melodie che elevano lo spirito. Niente da dire, quindi, la band ha confermato in tutto e per tutto la buonissima impressione dell'esordio e quindi merita tutta la vostra attenzione: di certo la bravura del gruppo non è un fuoco di paglia, ma anzi ha dimostrato di sapersi evolvere con il passare del tempo. Da non perdere.
PS. Una nota di merito come sempre all'ottimo packaging realizzato da Tryfar: forse un po' più scomodo dei normali jewel case, ma la copertina è davvero bella e la confezione elegante.
(Danny Boodman)
Metal Inside . www.metalinside.it . 8/10
Quando si ha il piacere di ascoltare una band italiana in grado di miscelare tanti e tali stili in un unico lavoro eterogeneo ma compatto, scatenato ma delicato, toccante ed estraniante, mistico e dolce, si ha la netta sensazione che forse qualcosa di nuovo stia nascendo nel panorama rock italiano. E forse è questo è il caso dei Vortice di Nulla, giunti al loro terzo lavoro per l’etichetta alternativa Trazeroeuno, specializzata in band fuori dal comune, dedite alla sperimentazione verso nuovi sentieri musicali, fuori dall’ordinario.
In questo ultimo sorprendente lavoro i Nostri si dilettano a proporre un sound che spazia dal dark alla new age, all’ambient rock, all’indie, passando anche per contaminazioni di alternative e post-rock, moderne e decadenti quanto basta. E così, se in “The Killer Song” troviamo accelerazioni “tecnologiche” misti ad atmosfere orientali, in “Talk Me About Love, Broncos” e “Beaucoup D’Argent, Robert” è la filosofia esistenziale a farla da padrone, con delle ambientazioni a dir poco decadenti ed estranianti, a tratti psichedeliche come lo era vent’anni fa la new age fiorentina. In “Settembre Ci Ucciderà – Part 2” ci si sposta verso un progressive più classico e delicato, molto d’atmosfera, in cui sembra di essere alla fine di un film giapponese a là “Blade Runner” o “L’ultimo samurai”, mentre la traccia conclusiva ci porta a completare questo viaggio ipnotico e onirico all’interno della nostra coscienza e forse anche del subconscio. Le rare parti vocali presenti in “Settembre Ci Ucciderà – Part 2”, riportano un po’ di luce, un varco in mezzo alle nuvole, o piuttosto, la porta per nuove dimensioni spirituali e interiori, fornendo ancora una volta spunti di riflessione. Niente da dire sull’insieme: la produzione cartacea è originale e ben curata, con molte immagini d’autore, quella musicale è essenziale, minimalista ed “intimista”, volta a creare atmosfere soavi ed eteree, per un disco che va ascoltato in quiete, al buio, in silenzio, riflettendo su noi stessi e sul nostro cammino. Naturalmente queste caratteristiche non lo rendono certo adatto ad un ascolto immediato o alla portata di tutti, ma certamente nel suo genere – ammesso che ve ne sia uno soltanto – potrebbe presto diventare una perla rara. Sicuramente un disco fatto di musica che molti ancora non hanno ascoltato e apprezzato, consigliato a chi vuole spingersi un po’ più in là del consueto metal quotidiano.
(Giuliano Sammartino)
Audiodrome . www.audiodrome.it . 4/5
I pezzi di questo The Roundabouts Mania ricalcano a grandi linee quelli già presenti nel suo predecessore, ma sono arricchiti da un songwriting maggiormente approfondito, che nel complesso dona una freschezza non da poco all'intero disco. Ascoltando i brani, troveremo quindi quel candido inseguirsi di riff già apprezzati in I’m With Tortillas, Throwing Stones In The Water, coadiuvato da synth in secondo piano e una batteria estremamente dinamica, il che ci riporta alla matrice d'ispirazione post-rock del gruppo. Non vengono certo a mancare quegli inserti ritmici riconducibili al math, correlati ad accelerazioni e a un maggior spessore sonoro, il che contribuisce a donare ancora più movimento all'intero lavoro. C'è spazio anche per fugaci apparizioni vocali, come in “Settembre Ci Ucciderà – Part 2”, pezzo che tra voce e sonorità frenetiche assume una veste piuttosto “solare” e brillante. The Roundabouts Mania si chiude sulle note malinconiche di “... And Potato, Or...”, che mi sento di elogiare per il ruolo simbolico che riveste, coronamento di un disco elegante e mai noioso, che va ad impreziosire la carriera dei Vortice Di Nulla. La band ha dimostrato di sapersi rinnovare nel tempo attraverso uno sviluppo del proprio sound veramente personale, caratterizzato in primis da un’azzeccata scelta delle melodie, che sanno rivelarsi piacevoli e mai superficiali. Non va comunque dimenticata la dimensione compositiva del gruppo, elemento decisivo per la riuscita di ogni singolo brano.
(Giacomo Tomasetti)
Stereoinvaders . stereoinvaders.com. 8
La Trezerouno è una piccola label di Milano che produce musica veramente ricercata. Oltre a fornire del materiale sempre confezionato con particolarità, la sensibilità che si evince, dalle uscite discografiche di questa produzione, è assai marcata. Il progetto Vortice Di Nulla nasce nel 2004 e nel suo sound racchiude veramente tante influenze, tutte accomunate da immenso gusto e personalità. Parliamo di Psychedelic Rock, Noise, Ambient e Progressive in genere. Pezzi che, per la maggior parte, si muovono solo nello strumentale, incantandoci per soavità e delicatezza. In radi passaggi ecco poi una voce, per di più sintetizzata, che diventa timbrica per creatura aliena. I passaggi di chitarra e le accelerazioni mantengono una costante decisamente sognante, sulfuree inclinazioni che poi d’incanto diventano melodiosi arpeggi. Il nulla, nel suo muoversi inconsistente, trova nel suo occhio il centro di ciò che ci ruota intorno, significati che solo noi possiamo dare e trovare. Mille sfaccettature il cui volto rimane annebbiato, onirico e magico, fino a divagare nel nulla più immenso. La sperimentazione non ha freni, se non quelli di una libertà che finisce dove inizia quella degli altri, diletto che si fa desiderio di creare un’armonia che viaggia a 360°, vista che tutto considera e che trascende i sensi stessi fino ad arrivare ad esplorare l’anima. Ottimo lavoro nel complesso, peccato duri relativamente poco. Speriamo di ascoltare di nuovo questi ragazzi, perché il vortice del nulla, in fondo, ha molto da dire e da far comprendere.
(Thiess)
Metallized . www.metallized.it . 65
Quand'ero piccolo, qui nella mia zona, ogni comune doveva avere il suo sottopassaggio. Era una specie di regola non scritta, per cui anche le municipalità minuscole impegnavano cifre esorbitanti dei loro piccoli bilanci per scavare un buco sotto ad una strada, in cui il più delle volte finiva per non passare nessuno. Passata questa moda c'è stato il periodo in cui, per non essere un paese di serie b, bisognava avere la fontana. Detto, fatto: le piazze della Brianza si sono riempite di vasche, generalmente vuote o con due dita d'acqua limacciosa per buona parte dell'anno. Poi c'è stato il periodo dei marciapiedi, poi delle piste ciclabili, poi dei dossi. Infine è esplosa una nuova moda, secondo me la peggiore, che vieta di lasciare intatto ogni rettilineo più lungo di qualche decina di metri: la Mania delle Rotonde.
Tutto questo per introdurre il nuovo lavoro dei cremaschi Vortice Di Nulla, The Roundabouts Mania appunto, EP di sei tracce per 26 minuti di musica che esce in edizione limitata a 222 copie. Si tratta, come per il debut album uscito meno di un anno fa, di composizioni puramente strumentali che vagano liberamente in tutto lo sterminato panorama rock. Si passa con buon gusto dal grunge più annacquato alla psichedelia, senza trascurare ovviamente l'indie e l'alternative, alternando momenti più posati e sognanti (Talk Me About Love, Broncos) a pezzi più veloci ed energici (Settembre ci ucciderà, The Killer Song) mettendo insieme un prodotto vario che non rischia di annoiare. La band dimostra di avere un'ottima preparazione tecnica e la capacità di creare composizioni originali e mai banali, e la quasi totale mancanza di parti vocali (solo in Settembre ci ucciderà c'è un accenno di refrain) permette a tutti e cinque i musicisti di mettere in mostra le proprie doti senza mai scadere nel tecnicismo anche grazie ad arrangiamenti molto intelligenti e suoni curatissimi.
Il prodotto finale è un EP tutto sommato divertente, ascoltabile con piacere ma che alle mie orecchie suona un po' come un gioco, un intermezzo d'ascolto e nulla più, forse per il suo sperimentalismo preso alla leggera (basta leggere i titoli dei brani). Una possibilità se la meritano i Vortice di Nulla, questo è certo, ma senza pretendere da loro il Disco Che Ti Cambia La Vita. È come se mancasse qualcosa di indefinibile, che rende The Roundabouts Mania un prodotto da ascoltare così alla leggera, nonostante le sue doti, senza stare troppo a rifletterci sopra. Come quegli antipasti sfiziosi ma che, anche se ne mangi tre porzioni, non ti soddisfano mai come un piatto di portata.
Due parole sul package poi le devo spendere, perchè influisce in modo decisamente negativo sul voto: stiamo parlando di un cd-r masterizzato in casa con incollata sopra (abbastanza male, nella mia copia) un'etichetta e confezionato in un cartoncino dall'aspetto molto casereccio. La label, Trazeroeuno, è una piccolissima realtà molto underground, e questo va bene, ma devo sottolineare che anche i demo ormai sono realizzati, da questo punto di vista, in modo molto più professionale.
(Alessio Galbiati)
Comunicazione Interna . www.comunicazioneinterna.it .
Post-rock dalle tinte scure e dagli affilati contorni metallici.
E’ un post-rock dalle tinte scure e dagli affilati contorni metallici quello proposto dai lombardi Vortice di Nulla, i quali ci confermano in questo ep-6 tracce le buone impressioni che avevamo ricavato due anni orsono dall’ascolto del loro esordio “I’m with tortillas, throwing stones in the water”.
Ritmi zoppicanti e improvvise accelerazioni scolpiscono angoli e aprono prospettive (“Mouse”), mentre all’opposto il compito di saturare gli spazi spetta ad imperiose bordate chitarristiche (“Talk me about love, Broncos”), così che i brani sanno essere dinamici e potenti al tempo stesso.
L’episodio meno riuscito è il conclusivo “Settembre ci ucciderà, part 2” - troppo debitore degli epici crescendo dei Mogwai, per quanto qui contaminati da voci vocoderizzate e scie tastieristiche - ma il resto della tracklist convince pienamente (le soffocanti esplosioni soniche di “I feel better than; gli accattivanti spunti melodici inghiottiti dalle buie spirali di “The killer song”…), anche quando la band si confronta per la prima volta con una vera e propria canzone andando a graffitare liriche in inglese sulle pareti dark-wave di “Beaucoup d’argent, Robert”.
PS: Ennesima standing ovation per la grafica delle uscite Trazeroeuno, come sempre superlativa.
(Guido Gambacorta)
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