trazeroeuno | home . releases . bands . shop . info
 

Passo Uno | il passato riemerso | review

Metal Zone . www.metal-zone.it . 95/100
Quello che mi accingo a recensire è il cd della colonna sonora realizzata per il film documentario “Memorie di Crespi d’Adda – Il Passato Riemerso” di Stefano de Ponti e Michela Mozzani. E’ certo strano che un lavoro del genere trovi spazio tra le pagine di una metal webzine ma, quando mi è stato chiesto dalla Trazeroeuno Productions, non ho esitato ad accoglierlo confidando nella raffinatezza e nel buongusto, in fatto di musica, di colui che sta dietro questa piccola label nostrana. Musica d’autore, indubbiamente, è quella che mi ha colto all’ascolto di questo piccolo sublime gioiello di casa nostra: “Il passato riemerso” dei Passo Uno è un concentrato di suoni animati di natura (è come se l’acqua potesse parlare) e vita quotidiana che si intersecano con arpeggi di chitarre e archi ben sorretti da percussioni quanto mai delicate nel loro incedere. Le autoproduzioni supportate dalla Trazeroeuno spiccano per il packaging inusuale e artigianale e la musica in essi contenuta è quanto mai complessa e difficile da classificare: che la si definisca ambient o post-rock poco importa, ciò che è certo è che si tratti di musica personale e rilassante in grado di trasportare l’ascoltatore verso dimensioni quasi oniriche grazie al suo incedere elegante e ricercato. Normalmente le colonne sonore vivono di riflesso al film che accompagnano, nel caso specifico, pur non avendo visto il documentario omonimo, posso affermare invece con fermezza che questa colonna sonora brilla di luce propria in grado com’è di evocare nella mente dell’ascoltatore immagini di un mondo rurale e incontaminato. La classe non è acqua.
(VikingBlood)

RockLab . www.rocklab.it .
Una delle cose che preferisco dell'Italia sono i piccoli paesi, quelli che lontani dagli eccessi artistici delle metropoli o comunque delle grandi città si rivelano tesori nascosti, accoglienti e ipnotici, piccoli aggregati di case antiche arroccati su una collina o nascosti in fondo a una vallata, minuscole perle sul mare. La stessa cosa succede per la musica, capita facilmente di allontanarsi per un attimo dai dischi seguiti da clamore, persone e parole per ritrovarsi ad ascoltare qualcosa di tanto sublime quanto ignoto e piccolo. “Il passato riemerso” dei Passo uno, disco uscito nel 2006 ma che solo da poco tempo staziona nel mio stereo, ne è perfetto esempio.
Uscito nel 2006 questo disco dalla splendida copertina racchiude quaranta minuti di post-rock tanto languido quanto ben elaborato, nove tracce in cui vanno a incastonarsi chitarre, archi, ritmiche particolarissime e accurati field recordings raggiungendo un risultato personale e splendente.
La musica dei Passo uno è come un divano rilassato e rilassante, un ascolto incredibilmente piacevole e interessante in tutti i suoi momenti, le canzoni vanno a costruirsi e a completarsi con una naturalezza che lascia senza parole.
In poche parole “Il passato riemerso” è uno di quegli album da lasciarsi scorrere addosso con tranquillità chiudendo gli occhi, gli effetti sono rigeneranti sull'ascoltatore. Tralasciando il fatto che queste canzoni sono destinate a fare da colonna sonora a un documentario (che non ho visto), la musica dei Passo uno si rivela quindi un piccolo borgo antico ben nascosto agli occhi del turista qualsiasi, che però non rinuncia alla modernità grazie al contributo che gli danno i suoi abitanti, strade e case che riempiono di quiete e di interesse chi ha la fortuna di visitarle, una scoperta semplicemente meravigliosa.
(Daniele Guasco)

Vital Weekly . www.vitalweekly.net .
Passo Uno, which is a four piece including Hue on field recording and mixing, Stefano de Ponti on acoustic bariton guitar, electric guitar, percussion, keyboards, Alessandro Bider on cello, clarinet, double bass, acoustic bass and keyboards and Andrea Avolio on drums and percussion. The music here is apparently the soundtrack for 'Memorie Di Crespi D'Adda - Il Passato Riemerso' by Stefano Di Ponti and Michela Mozzanica. Of course I haven't seen this film, but the music has great cinematographic qualities. It is much alike the music of Hue himself, but whereas he plays experimental ambient, the ambient part here is played on a rock instrument line up. Carefully they play the desolate songs in a very spacious way, melodic and rich. The experimental part comes from whatever field recordings Hue mixes in. At times I was reminded of 3/4Hadbeenelimated, but Passo Uno is less experimental, but the studio-as-instrument, is also of great importance for them, while staying on a much more melodic level. Intense, warm but also, to stay in the analogy of seasons, more autumn like music. The clarinet and the guitar play minor chords, adding a strong sense of melancholy. Not going unknown musical paths, but a great musical trip.
(Frans De Waard)

SentireAscoltare . www.sentireascoltare.com . 7.0/10
“Passo Uno si propone di realizzare atmosfere sonore strettamente legate al rapporto con l'immagine, che sia essa statica o in movimento”. Questa breve frase presa dal sito della formazione milanese Passo Uno ha già lo status del manifesto d’autore, della missione da assolvere come artisti. Sono in tre (Alessandro Bider, Stefano de Ponti, Andrea Avolio) e sono già alla seconda colonna sonora dopo quella per il documentario Villa Sottocasa – Luoghi Volti e Suggestioni. Il Passato Riemerso è un lavoro che si appoggia invece al documentario Memorie di Crespi D’Adda – Il Passato Remoto di Stefano De Ponti e Michela Mozzanica. Coadiuvati per l’occasione dalle registrazioni sul campo di Hue che si occupa anche del missaggio finale, il disco in questione può tranquillamente essere catalogato alla voce ambient. Musiche d’ambienti, sapientemente miscelate con i campionamenti di Hue, stabiliscono lo scheletro di un lavoro in cui ogni elemento è cesellato con parsimonia e controllo. Che una colonna sonora viva vita propria anche senza il supporto delle immagini è il maggior complimento che si possa fare a lavori di questo tipo, e il caso in questione rientra certamente nella categoria. Gli eleganti interludi, che in numero di quattro si alternano per tutto il disco stabiliscono una forma di musica strumentale raffinata, che si concretizza soprattutto con emozionanti arpeggi di chitarra acustica persi nell’ambiente a mo’ di presa diretta.
Il resto del programma si muove sempre lungo una linea di malinconica accortezza melodica. Gli archi di Il paese immobile, il riverbero di chitarra alla Waters di Colpi a vuoto, il basso effettato in Declino e caduta che volteggia sul lavorio elettronico di Hue. Forse il tutto è un po’ troppo rigido, ma probabilmente è un effetto collaterale per ottenere una forma così pulita.
Ps. La grafica delle produzioni Trazeroeuno è una gioia per gli occhi.
(Antonello Comunale)

Rockline . www.rockline.it . 80/100
Una delle forme più elevate e concretamente applicate di musica ambient è quella di colonna sonora. E questo è proprio quello che elaborano i Passo Uno, trio italiano che, attivo da appena un anno e mezzo, ha elaborato con questo già tre lavori di pregiata qualità artistica. Infatti alla base delle loro produzioni sta un’attenta ricerca che non esiterei a definire filosofica. Si prefissano l’obbiettivo di raggiungere, a partire da un’immagine, il corrispondente effetto sonoro che sia qualitativamente adatto, se non addirittura il prescelto. Da qui si capisce come ogni effetto sonoro, anche il più banale, diventi il mezzo privilegiato, contenente in sé un significato particolare e atto a scaturire una precisa reazione nell’ascoltatore. Quando tale ricerca viene portata avanti in modo professionale, come dai Passo Uno, il risultato è poi davvero gratificante ed eccezionalmente piacevole all’ascolto. Si sa fin troppo bene come nell’immenso panorama atmosferico le produzioni di non eccellente valore siano all’ordine del giorno; ma il pretesto di giustificare con la semplicità una buona opera ambient qui non trova possibilità d’azione e il dubbio viene quindi stroncato sul nascere. Le singole tracce – nove in tutto – sprizzano un’energia antica.
Attraverso ogni arpeggio di chitarra, ogni suono, da quello più stravagante ed etereo a quello più minimalista, il fruitore di “Il Passato Riemerso” può approfittarne per essere trasportato via dal proprio luogo e spostarsi attraverso le molteplici situazioni paesaggistiche che compongono il film-documentario “Memorie di Crespi d’Adda – Il Passato Riemerso”, opera per la quale è stata appunto composto il full-lenght. Il platter, in qualità di colonna sonora, sembra seguire un proprio filo conduttore, un principio guida che costituisce la ragione trainante dell’opera. A partire da Il Paese Immobile si procede dunque in modo alternato tra interludi (di bellezza perlacea e irraggiungibile è il quarto) e brani denominati specificatamente. E’ un alternarsi molto rilassante e intrigante quello che caratterizza questi brani. Trasponendo poi le parole di Leopardi si riesce forse anche meglio ad esplicitare la fisionomia di questo disco: “E il naufragar m’è dolce in questo mare”. I fantastici versi de “L’Infinito” leopardiano rappresentano simbolicamente esattamente quello che è l’ambient nella sua ragione d’essere. Si tratta infatti proprio di un magico vagare quello in cui ci troviamo involontariamente quando si ascolta un disco atmosferico. L’insieme sonoro diventa di conseguenza un oceano di particolarità e di sfumature screziate che costituiscono un mondo ricchissimo di spunti e di riflessioni. Tutto questo sono i Passo Uno: davvero bravi.
(Iacopo Fonte)

Sodapop . www.sodapop.it .
Essendo uno che non ha nulla di meglio da fare, qualche tempo fa mentre curiosavo fra le pagine del sito di Sparkle In Grey sono finito sulla pagina della Trazeroeuno (www.trazeroeuno.org) che è la stessa etichetta che si occupa di stampare questa colonna sonora. Per quanto l’aura elettronica di Hue/Sparkle In Grey (www.greysparkle.com) sia molto evidente, il mood filmico detta legge per tutta la stesura dei brani, quindi se è vero che molto post rock-elettronico (e non) ha forti tonalità cinematografiche, in questo caso si tratta più che mai di pezzi estrapolati da una colonna sonora vera e propria (che a questo punto verrebbe quasi voglia di vedere). Ottima la grafica e la qualità del prodotto, ma se volete sincerarvi del fatto che non si tratti di gente alle prime armi fatevi una navigata sul sito Afe o su quello di Sparkle in Grey stesso. Quindi post rock, con tanto di batteria, clarino, cello, contrabbasso e soprattutto chitarra acustica/elettrica che lascia l’impronta più marcata a questi pezzi. Melodia colata a cascata come il latte nella vasca di quell’egiziana col naso aquilino (“che se fosse stato diverso sarebbe stato diverso il mondo”) mentre field recording ed elettronica sono più che mai discrete, anzi: “mascherate”. Forse troppo inserito in un contesto di musica arpeggiata e spolverata di elettronica, ma tenendo conto del fatto che è una colonna sonora il tutto ha ancora più senso, soprattutto la totale assenza di voce in pezzi altrimenti cantabilissimi. Se siete orfani dei migliori Gatto Ciliegia e i Giardini Di Mirò “sono troppo dilatati” e inglesi, l’ultima puntata potrebbe anche andare su questo disco.
(Andrea Ferraris)

Kronic .www.kronic.it . sv
The Soundtrack of our lives.
Ricordo ancora il primo contatto, face to face, tra me ed i ragazzi di questa etichetta indipendente, trazeroeuno: negli scantinati del Leoncavallo di Milano arriva un gruppo di ragazzi e prepara il proprio banchetto. Le autoproduzioni supportate da questa piccola realtà underground si distinsero subito a partire dal packaging, un cartoncino di dimensioni inusuali rispetto a quelle tipiche di un CD, con una grafica dai toni cupi ed impressionistici.
La musica, anche in quel caso si tratta di materiale difficile da assimilare e classificare. Le tre menti dei Passo Uno hanno realizzato con "Il Passato Riemerso" una piccola colonna sonora, per il documentario "Memorie di Crespi d’Adda". Nei quaranta minuti l’incedere è lento, fatto di piccoli episodi accennati da chitarre, archi, clarinetti, che emergono e sprofondano in un background sonoro tagliato ed incollato minuziosamente: rumori di catene, persone che parlano, bussano alle porte, attraversano i boschi, automobili che passano, questi e tantissimi altri i suoni che costellano i 9 brani de "Il Passato Riemerso".
L’opera riesce dunque nel suo intento: evocare nella mente dell’ascoltatore un mondo rurale che ancora resiste all’invasione tecnologica, attraverso una sapiente combinazione di note ed immagini. E se molti dei suoni presenti sul disco non siamo in grado di riconoscerli, è perché non li abbiamo mai sentiti oppure li abbiamo rimossi. Eppure appartengono ad un mondo che, se vogliamo, è più vicino di quanto si possa credere, laddove guardiamo sempre con triste indifferenza.
(Eugenio Crippa)

Chain D.L.K. . www.chaindlk.com . 3.5/5
Passo Uno is a quartet formed by Stefano de Ponti (acoustic bariton guitar, electric guitar, percussion, keyboards), Alessandro Bider (cello, clarinet, double bass, acoustic bariton guitar, keyboards), Andrea Avolio (drums, percussion), and the just-reviewed Matteo Uggeri/Hue (field recordings, mixing). The cd was actually released together with Hue's "Un'estate senza pioggia" with which, while having an identity and characteristics of its own, surely shares a similar mood and atmosphere. The 9-track, 40-minute disc is a soundtrack for a documentary by Stefano de Ponti himself and Michela Mozzanica, and I suppose this is its perfect dimension; otherwise, it could have easly been labelled as the nth "soundtrack for an imaginary movie"... Passo Uno play slow, delicate and crepuscular instrumentals, where acoustic guitars have the leading role and the other sounds skilfully add details and nuances to their melodies. It's surely not obtrusive music, and maybe to truly evaluate it one should watch the film too, but the soundtrack works well as a moody late-afternoon headache-quenching. Not really my cup of tea at the moment, but well worth a listen.
(Eugenio Maggi)

Audiodrome . www.audiodrome.it . 4/5
"Conoscevo le persone per persona."
Così dice un anziano abitante di Crespi d’Adda. Crespi era un villaggio operaio nato a fine Ottocento, l’utopia di un imprenditore tessile che voleva migliorare le condizioni di vita delle maestranze, fornendo loro alloggi, scuole e servizi di base, quando nel resto del mondo le condizioni dei lavoratori erano pessime. Creare una comunità quando la storia conduceva alla società: quel signore pronuncia quella frase con nostalgia, perché quell'idea pazzesca e forse troppo paternalista funzionò per un periodo. Oggi Crespi è in decadenza, nonostante sia patrimonio dell’Unesco, e il documentario girato da Michela Mozzanica e Stefano De Ponti, chitarrista dei Passo Uno, ne ripercorre la storia attraverso le memorie di chi l'ha vissuta. Per la colonna sonora, I Passo Uno dunque non potevano che muoversi in un paesaggio autunnale come lo splendido artwork del cd e di(s)messo come in Presenze, soundtrack di un altro documentario di Stefano su una villa settecentesca da restaurare.
Presenze era introdotto dal suono di una serratura, Il Passato Riemerso si apre col ticchettio di un orologio: i field recordings di Hue (progetto di Matteo Uggeri) sono fondamentali e parte integrante di una narrazione che si fa rappresentazione, si ascolti ad esempio la traccia "Acqua Come Memoria". Altrettanto fondamentale è la chitarra (acustica e non), che, nel creare trame e atmosfere, oltre che nella sua strutturale funzione di commento, finisce per far pensare al post-rock, ma strumenti come clarino e violoncello – sconcertanti per come moltiplicano la malinconia - conferiscono al gruppo una personalità unica, difficile da inquadrare. Infine, la batteria di Andrea Avolio compare per aumentare il pathos di alcuni momenti.
È quasi immorale scriverlo, perché si tratta della vita di persone reali, ma la forza de Il Passato Riemerso sta nel restituirci alla perfezione il senso della fine di un mondo.
(Fabrizio Garau)

Foxy Digitalis . www.digitalisindustries.com/foxyd .
The music on this recording is the soundtrack to a documentary “Memorie di Crespi d’Adda – Il Passato Riemerso” by Stefano de Ponti (one of the actual members of this three piece) and Michela Mozzanica. Although I haven’t seen the film, listening to this CD (and looking at the artwork) already makes me travel to some distant, real/imaginary places situated at the heart of the Italian countryside.
On their website (www.passouno.org), the band describes its modus operandi which is to “explore the musical intention hiding behind an image”. In this sense, Passo Uno have truly succeeded because you can really feel a music that is constantly remodelling itself according to an unseen flow of images.
As far as the music is concerned, it evokes the softer, more “rural” side of a certain kind of post-rock which is commonly associated with bands such as Hood (especially on their albums “Rustic Houses Forlorn Valleys” and “The Cycle of Days and Seasons”), Autumn In Halifax or even Lanterna. Hence the deep sense of melancholy that can be felt throughout this recording.
The melodies are very present; they often result from the strumming of simple acoustic guitar chords which give a sort of modal quality to the music, while the rest of the instrumentation – including violin, clarinet, cello, a sparse use of field recordings (courtesy of Italian sound artist Hue) – adds more colour to the band’s sonic palette.
More than anything, there is a fluidity in these performances that seems to be directly related to the unique dynamics existing between image and sound. Consequently, the music is definitely gentler than the Hood recordings mentioned just above. Yet, it is by no means less intense as the presence of some darker moments/ areas here and there can actually testify.
Reflecting upon it now, it is clear to me that Passo Uno are truly exploring new areas of performance – between image and sound – that are yet to be defined. On a more musical level, they’re also putting a sense of melody back to what is often referred to as improv’ – in a way that is not too dissimilar from the Japanese quartet Minamo, despite the fact that their music are quite different.
As we listen on, the sense of spleen and reflection only gets stronger and stronger without becoming overbearing in any way. Track 5 “Colpi A Vuoto”, for instance, slowly builds upon a particularly evocative ambient environment (via a series of echoes and delays) only to go back to a more traditional “post-rock” narrative using laid-back drum playing and ethereal guitar chords. This is the kind of understated dynamics that are at work here and which will leave the attentive listener with an impression of travelling across a constantly shapeshifting sound+landscape of sorts.
As its title suggests, the track “Ricordo Da Un Senso Di Appartenenza” (which is also the title of the album) perfectly captures the contemplative mood that is at the core of this musical and visual experiment. It gracefully explores the renewed sense of attachment that may arise from the very fact of being separated from a specific place/ person/ time – only with a handful of delicate melodies and a combination of gentle, yet assured musical gestures. It is definitely one of the album’s highlights along with the last track “Declino E Caduta” that is even subtler in its use of silences and space.
On the whole, this is a very beautiful recording that may gain a little more depth from its conjunction with the film, though. Yet, there is no doubt that Passo Uno are actively carving out some new musical paths, the cartography of which remains to be delineated.
(Francois Hubert)

Passo Uno | il passato riemerso | interview

 

home . releases . bands . shop . info