Kailash | st | review
Silent Scream . www.silentscreamzine.com . 7,5/15
C'è gente che ancora pensa che per suonare del black metal vecchio stampo sia necessario sfoggiare poca tecnica. C'è gente secondo cui solo un approccio minimale può consentire di realizzare brani freddi, algidi e trasparenti, privi di qualsivoglia calore umano. Beh, si tratta di stronzate, e i Kailash ne danno la prova. I loro brani non sono solo formalmente black metal, possiedono proprio quella mancanza di umanità, quell'immensa freddezza che caratterizzava i dischi dei primi Mayhem o dei DarkThrone; le chitarre producono un suono molto distante, sono impegnate per lo più nella costruzione di armonie deviate e distanti, soprattutto tramite un sapiente uso degli arpeggi. Eppure, possiedono uno spirito anticonformista e avanguardistico che li rende personali (con anche occasionali inserti di piano e sassofono). Soprattutto, possiedono una tecnica sorprendente, che sanno usare con grandissimo gusto ed equilibrio: l'opener “The Sleepers” è il principale esempio di come sia possibile ricreare un brano sostanzialmente atmosferico pur dando sfoggio di abilità espressive (soprattutto ritmiche) rare. Potremmo citare gli ultimi Mayhem oppure gli Arcturus, nomi che sicuramente hanno lasciato un'impronta, ma qui si va oltre: è proprio la tradizione death/prog di Cynic, Atheist e compagnia bella che la band italiana sembra voler richiamare in alcuni punti, oltre che per un occasionale uso di partiture di chitarra (e assoli) che sfuggono alla naturale sobrietà del black. Un disco davvero maturo, che ancora ha degli spazi di crescita, e che propone i Kailash come la vera new sensation del black metal internazionale.
(Fulvio Adile)
Barone del Male . www.baronedelmale.com .
Un album buttato nel dimenticatoio, mai approfondito o forse snobbato a priori. Questa, permettetemi, è negligenza pura. I Kailash sono i fratelli Marco ed Andrea Basili, ovvero la reincarnazione dei Krom, autori tra il 2000 ed il 2005 di 4 demo, tutti autoprodotti e spesso registrati in presa diretta. L’eponimo disco del 2006, che raccoglie le canzoni delle ultime due demo, è un gioiello di musica estrema, concettualmente avanguardista e sofisticata, dove, tra i complessi meccanismi strumentali, i nostri incorporano armonie Opethiane, partiture ritmiche ed arpeggiati a la Ved Buens Ende ed il mood progressive degli ultimi dischi a nome Enslaved, con classe cristallina ed uno straordinario senso dell’equilibrio tra le parti. Le rarefazioni acustiche dal vago sentore fusion sono da bava alla bocca, eleganti e mai forzate, così come il drumming stupefacente di Marco, un virtuoso del jazz al servizio del metal, e le atmosfere doviziose di particolari, sapientemente arricchite da sax e pianoforte in alcuni passaggi. Un fiume di note camaleontiche, maestose nel fluire ed apparire così cangianti in sole 5 tracce, tanti sono i capolavori del disco. Date al progressive ed al post-black metal un gusto tutto particolare per le melodie ricercate ed otterrete i Kailash, per coinciso una delle migliori formazioni italiane e non di metal avanguardista. Menzione d’onore anche per il curato artwork dai toni freddi e per il packaging cartonato, entrambi realizzati da Tryfar e Vocisconnesse, di questa edizione limitata a 600 copie (il disco è stato poi ristampato da Paradigms Records in 750 copie nel 2007).
(Damiano Rizzo)
Metal Zone . www.metal-zone.it . 80/100
Il progetto Kailash nasce nel 2006 dalle menti di un terzetto viterbese fautore di un prog avant-garde black metal a metà strada tra Opeth e Solefald, tra Arcturus e Agalloch: il mini-cd omonino, prodotto dalla Trazeroeuno, è il frutto dell'unione dei due precedenti demo “Spectrum Token Shift” e “Wind Under The Door” della band, quando si faceva chiamare Krom. I cinque brani che lo compongono mostrano un duplice volto: le prime due tracce, infatti, sembrano calpestare territori più consoni al black metal, complice la voce, peraltro non ancora matura, di Gabriel; le altre tre, invece, composte dai fratelli Basili con la vecchia line-up, si presentano più sperimentali e meno fruibili proprio per la maggiore complessità della struttura. In tal senso, credo che qualche virtuosismo di troppo risulti alla lunga ripetitivo o, ancor peggio, irritante: che le capacità tecniche e compositive dei nostri siano poco comuni è un dato di fatto ma esagerare con le dimostrazioni a volte non paga. Si tratta, indubbiamente, di un prodotto elaborato, di una proposta in continua evoluzione che alterna parti impetuose a sezioni riflessive e ricercate e che necessita di parecchi ascolti per essere apprezzato. La personalità è notevole, le soluzioni musicali stuzzicanti, raffinate, intriganti come la presentazione grafica eccellente.
(VikingBlood)
Rockline . www.rockline.it . 67/100
Lasciatosi alle spalle il passato sotto il moniker di Krom, il nuovo progetto Kailash prende forma dalle menti Marco Basili (chitarre e basso), Andrea Basili (batteria) e Gabriel Vittori (voce), che nel 2006 danno vita al mini onomino, formato da cinque pezzi. Lo stile proposto dal terzetto di Viterbo è molto simile a quello esibito dai celebri Opeth dei primi due lavori, Orchid e Morningrise, sebbene le soluzioni adottate siano votate ad esplorare anche meandri più Black. Tecnicamente parlando, i Kailash sono parecchio maturi e il feeling che permea il lavoro appare efficace e valido, nei suoi intricati sviluppi.
The Sleepers sembra provenire proprio da Orchid, con le sue succulente alternanze tra sezioni distorte elaborate e fraseggi clean abbastanza eleganti: ciò che non convince è la voce ancora grezza di Gabriel, acerba nel growl/scream ma che lascia intravedere ampi margini di miglioramento per il futuro. La batteria è spasmodica ed estrema nella sua direzione, capace di mantenere viva l’attenzione dell’ascoltatore: la traccia procede con velocità sostenuta, ma a tratti sembra perdere il controllo con la sua struttura a causa delle sue eccessive divagazioni.
Lo stesso si può dire della strumentale Winder Under The Door, che lascia trasparire ottimi riff di chitarra ma che alla lunga risulta ripetitiva ed abbastanza vuota.
La seconda parte del mini contiene tre canzoni scritte nel 2004 dai fratelli Basili con una diversa line up, che comprendeva guests musician come un piansta e un sassofonista: il Black assume tratti Avant-garde tipici di Solefald e altre realtà estreme, discostandosi questa volta dal mood Opeth sopra descritto (Spectrum). L’atmosfera si fa originale anche se molto azzardata, ma in definitiva il risultato è più che soddisfacente.
Anche Token e Shift mettono in rilievo le due facce dei Kailash, quella più violenta ed impetuosa e quella più melodica e ricercata, inusuale e sperimentale.
In conclusione del mini, si consiglia di dare un’opportunità a questi ragazzi di Viterbo, che potranno consolidare il proprio sound, conferendogli maggior organicità. Sebbene la produzione di questo lavoro omonimo sia sporca e mal realizzata, le idee che emergono sono interessanti e non del tutto scontate.
(Edoardo Baldini)
Metallized . www.metallized.it . 65/100
Su queste pagine, non molto tempo fa, parlai dei Krom, relativamente al demo "Wind Under The Door", esprimendo un giudizio positivo, nonchè ottimistico nei confronti della formazione Viterbese.
A distanza di alcuni mesi il combo torna alla ribalta con alcune interessanti novità: prima fra tutte, il terzetto cambia moniker in Kailash (probabilmente per evitare scomodi equivoci con l'altra omonima band italiana); non meno importante, per questo nuovo debut i nostri sono coadiuvati dalla label indipendente Trazeroeuno Productions.
Per il resto nulla di nuovo sotto il sole: infatti la line-up è invariata e le coordinate stilistiche restano le stesse, come diversamente non poteva essere, visto che questo nuovo prodotto non è altro che il frutto dell'unione dei due precedenti demo "Spectrum Token Shift" del 2004 e "Wind Under The Door" del 2005.
Poco male, considerato che, come premesso, quanto proposto fino ad oggi dal gruppo è risultato essere materiale interessante, figlio di una realtà viva e prolifica. Ma per le stesse ragioni il mini Kailash ripropone le medesime sbavature segnalate a suo tempo. Per chi si fosse perso le precedenti puntate, la band si era distinta grazie ad un black metal d'avanguardia, reso vario grazie alla nutrita presenza di parti strumentali molto evocative e intermezzi jazzy (in questo nuovo disco proposte nelle tre song conclusive). Se da un punto di vista compositivo Kailash mi hanno ben impressionato, la parte lirica mostra ancora debolezze; discorso analogo per la produzione, poco incisiva, atta a evedenziare le imperfezioni.
Luci ed ombre, che comunque confermano la mia tesi: buone premesse che si traducono in altrettante valide potenzialità. Non mi resta per il momento che ribadire la fiducia, attendendo quindi i Kailash per una nuova prova di maturità, che faccia loro compiere l'auspicabile salto di qualità.
(Luca Chieregato "Arakness")
TrueMetal . www.truemetal.it . 80/100
C’è voluta la nascita della neonata Trazeroeuno perché qualcuno si accorgesse dei Krom, pardon dei Kailash (nome che hanno deciso di adottare da questo disco in avanti) ed è un vero peccato. Certo la nostra penisola, a ben guardare, pullula di realtà underground che meriterebbero un contratto, ma poche sono quelle che fin da subito hanno saputo far brillare con tanta vividezza la luce della loro qualità. Fin dalla loro nascita, con il nome Hastur poi cambiato in Krom e ora in Kailash per seguire l’evoluzione del proprio sound, questi ragazzi si sono segnalati per capacità compositive decisamente fuori dall’ordinario. Capacità che andavano a braccetto con influenze musicali sempre più variegate e con una proposta in continuo cambiamento e arricchimento.
Partiti da un death/black grezzo, ma condito con una buona dose di tecnica individuale, poco a poco i Kailash sono passati a un black sempre più melodico e a tratti sinfonico, per poi inserire nelle proprie composizioni anche passaggi di pianoforte e di sax. Il risultato finale (ma solo per il momento) è un black melodico con forti influenze avantgarde e un’abbondante spruzzata di prog.
Di quanto questi ragazzi si sentano sicuri dei propri mezzi ce ne rendiamo conto fin dal brano di apertura: una lunga suite di oltre nove minuti dal titolo “The Sleepers”. Ma è tutt’altro che far addormentare il risultato che questo brano ottiene sull’ascoltatore. La canzone infatti è arrangiata così bene e così mutevole nella melodia, che a volte bisogna guardare lo schermo dello stereo per sincerarsi che si tratti ancora della stessa traccia.
La seconda “Wind Under the Door” sembra non voler essere da meno della prima e così ecco una canzone che supera gli otto minuti di durata. Di certo il brano non annoia anche se, ce ne si accorge quasi subito, non è certo la voce il filo conduttore. Al contrario la musica è la vera padrona di questa e di praticamente tutte le composizioni dei Kailash. In questo forse è più marcata l’influenza prog: nel prendere l’ascoltatore e farlo sedere in poltrona mentre gli strumenti intrecciano melodie nell’aria che vanno semplicemente gustate e assaporate, mentre la mente viaggia guidata dalle note.
Per quanto riguarda i restanti tre brani del cd, vi rimando QUI per una disamina più approfondita, essendo stati tratti, senza alcuna modifica, dal loro ultimo demo autoprodotto. Qualche parola mi sento però di poterla spendere ugualmente e riguarda principalmente le capacità di songwriting e di arrangiamento di questi ragazzi. Raramente infatti ho sentito risultati tanto buoni se non in opere realizzate da gente con anni e anni di esperienza alle spalle, qui invece ci troviamo di fronte a un disco d’esordio. Di certo si tratta di una presentazione buona come poche e spero sia anche il segnale che i Kailash sapranno fare sempre meglio.
Per concludere penso che ci troviamo di fronte a una delle migliori promesse (mantenute) del panorama underground italico. Le qualità di questo gruppo sono tante e sembrano non doversi esaurire con questo disco. Se continueranno per la strada che hanno finora calcato credo proprio che potremo aspettarci delle grandi sorprese da ogni loro nuovo cd. Nel frattempo cominciate a rifarvi le orecchie con questo.
(Alex “Engash-Krul” Calvi)
Kronic . www.kronic.it . 3/5
Erano Hastur, sono diventati Krom e ora passano a Kailash per pubblicare, grazie a Trazeroeuno, le composizioni degli ultimi due anni. Anche questo progetto, come gli altri patrocinati dalla label italiana, apre le porte a ricerche musicali avanguardistiche e non si immerge nelle correnti in piena che animano il mainstream della musica pesante.
Le cinque, lunghe, tracce proposte dal gruppo di nostri connazionali arrivano a un minutaggio paragonabile a quello di un breve full length e si orientano verso un metal estremo progressivo ed elaborato, ricco di stratificazioni e cambiamenti di umore. Non è difficile pensare subito a come gli Opeth ricamavano sui loro pezzi qualche anno or sono, mentre, guardando all`attualità, potremmo accostare i Kailash alla rivelazione Agalloch, che con gli ultimi due album ha creato una serie di inquietanti quanto ammalianti atmosfere estreme. Se a questo aggiungiamo un paragone con i misconosciuti Maudlin of the Well, che come i Kailash aggiungono a questo contesto descritto per paragoni anche un sapiente utilizzo di strumentazioni meno inflazionate come il sax, possiamo renderci conto che, per quanto i cinque pezzi offerti siano degni di interesse e meritevoli di un ascolto attento, necessario per coglierne ogni sfumatura, non siamo di fronte a una proposta del tutto originale e priva di riferimenti.
L`avanguardia dei Kailash ci conforta comunque sulla salute del metal tricolore e ci regala una realtà in grado di puntare dritto verso alcuni dei nomi più interessanti che il metal estremo ci abbia offerto negli ultimi anni.
(Alessandro Ballini)
Audiodrome . www.audiodrome.it . 4/5
Incredibilmente curato nella sua confezione e nel contenuto musicale, Kailash ricorda come tecnica, gusto e arte possano coesistere anche nell'universo black metal (avantgarde). Italiano.
Quando si incontrano situazioni che ci appaiono nuove o differenti dall'andazzo comune, sono naturali, comprensibili ed istintivi gli atteggiamenti di diffidenza e di disinteresse. Sono l'esperienza che la vita ci ha dato modo di maturare e gli studi compiuti da chi di dovere che lo confermano. In alcuni individui, poi, scatta quella scintilla di curiosità che spinge alla ricerca e alla scoperta di quanto è ignoto e diverso. In seguito alla conoscenza, nel migliore dei casi nasce il sentimento di apprezzamento e di piacere nel godere di quelle situazioni. È per questo motivo che durante il corso degli anni mutano i gusti e le abitudini, anche musicali. In questo contesto si inserisce la discussione sulla produzione artistica dei Kailash, poiché per molti la proposta dei meneghini potrà apparire uno sfoggio inutile di tecnica o uno sfarzoso quanto pedante gioco di opposizioni/contrasti (musicali). Il punto è che generalmente si è carenti di pazienza: mancano l'abitudine e l'educazione all'ascolto, anche del diverso. Per questo motivo ci si sofferma sul solito e comodo, rifuggendo quanto di particolarmente stuzzicante e sfizioso possa attraversare lo spettro della nostra visuale. Non è detto che si debba apprezzare forzatamente per - magari- darsi un tono, oppure per essere accettati in una ristretta cerchia di eletti, quanto per sete di sapere e desiderio di scoprire. E purtroppo, ci teniamo a sottolinearlo, ogni giorno affrontiamo individui vuoti di quella sete necessaria per mantenere un corpo in vita. Detto questo, i Kailash non sono poi quella novità così stravolgente. Loro pregio è quello di azzerare le barriere musicali, di "scherzare" con i generi e lasciare libero sfogo all'istinto ed alla creatività, come successo in passato a band come Fleurety, Ved Buens Ende, Arcturus e Novembre.
E non è roba da poco, soprattutto se si ricorda quali sono le risposte conseguenti gli stravolgimenti che ci vengono proposti. L'inizio di questo articolo ha volutamente spinto su questo tasto, in parte per dare merito alla band milanese, in parte per ricordare tramite queste righe come porsi a priori limitazioni (musicali) possa risultare infantile e caricaturale: in poche parole, il sentimento divenuto il manifesto di Audiodrome.it.
A questo punto, siamo pieni di buone intenzioni e armati di coraggio, ma il rischio di spremere le meningi e dare vita al classico disco senza capo né coda colmo di onanismo a sette note è dietro l'angolo, avido di colpire quanto una zanzara tigre nelle afose serate metropolitane.
Tuttavia Kailash riesce nell'impresa di sviare la trappola dell'autorefenzialità e si propone anche come ascolto di sottofondo, come una pacata e tenue melodia per serate da trascorrere immersi in lettura o come nenia a basso volume da gustare nell'attesa che le braccia di Morfeo ci avvolgano. E proprio trascendendo la fruibilità e le abitudini standard del genere rock/metal che Kailash offre il meglio di sé, senza dimenticare o abbandonare i legami con la musica dura, che - preme ricordarlo - rimane il substrato nutritivo essenziale dell'organismo.
A delicato contorno si pone un artwork che gioca con i colori, immergendo piccole dosi di calda vivacità ad un corpo particolarmente freddo: un abbinamento visivo che dona una dimensione ulteriore ad un progetto che di per sé brilla per meriti compositivi e per quella poco comune spinta tendente ad amalgamare stili, emozioni e contenuti differenti, spesso opposti nei significati e nelle intenzioni. Alle parole è sbarrata la strada, libero campo venga dato all'estro musicale.
(Marco Zambonini)
Shapeless Zine . www.shapelesszine.com . 8,5
I lettori che seguono da tempo le mie recensioni, sanno bene che non mi lascio trasportare quasi mai da facili entusiasmi. Certo, può capitare che un CD mi colpisca più di un altro, ma cerco sempre e comunque di mantenere un giudizio obiettivo, per quanto possibile. Eppure, questi Kailash mi hanno sorpreso ed entusiasmato sin dal primo ascolto, ed il passare del tempo non ha intaccato nè le mie impressioni nè il giudizio complessivo! Con questa affermazione, però, non mi riferisco soltanto all'album "Kailash", l'oggetto di questa recensione. No. Mi riferisco anche e soprattutto ai vecchi demo, che mi hanno introdotto alla musica di questi artisti sopraffini. I lettori affezionati di Shapeless ne hanno letto le recensioni, ma non cercatele in archivio col nome Kailash: all'epoca il gruppo si chiamava Krom. Sì, questi sono proprio i Krom di Viterbo, quelli che hanno sfornato demo validissimi quali "Krom" (2003), "Through The Looking Glass" (2003), "Spectrum Token Shift" (2004) e "Wind Under The Door" (2005). Si tratta del gruppo dei fratelli Basili, Marco (basso e chitarra) e Andrea (batteria). Ed il nome è stato cambiato per non confondersi con gli altri Krom, quelli di Napoli, che tra l'altro ho recensito tempo fa.
Grazie all'interessamento dell'etichetta indipendente Trazeroeuno, i Kailash hanno potuto debuttare su album. Un traguardo doveroso, che spero si riveli un trampolino per dei successi maggiori. Sì, credo molto in questo gruppo. Ed ogni volta che ascolto la loro musica me ne convinco sempre di più: attualmente, in Italia, sono veramente pochi i gruppi black che possano pareggiare, sia come qualità compositiva che come originalità, i Kailash. Ed è un vero casino poter commentare questo album in maniera doverosa. E' un casino per me che già ho speso parole ottime recensendo i demo precedenti. "Kailash" racchiude in sè, infatti, le tracce presenti negli ultimi due demo dei Krom: "Wind Under The Door" e "Spectrum Token Shift". Un commento traccia per traccia sarebbe fuori luogo, quindi. Il lettore interessato ad un analisi approfondita delle cinque tracce presenti in questo CD, può sempre andare a rileggersi le vecchie recensioni dei demo, presenti nel nostro archivio. E' meglio quindi commentare "Kailash" in generale.
Innanzitutto, devo complimentarmi per la grafica. Tutto è molto raffinato, ricercato (ma questo è caratteristico delle uscite Trazeroeuno). Belle le immagini vagamente antropomorfe, macchie di colore dai tratti umani, volti addormentati che sfumano su uno sfondo chiaro. Il libretto non contiene i testi, e le informazioni sono ridotte all'essenziale. Tra queste, si distinguono le due diverse line-up. Le prime due tracce, le più recenti, sono state infatti suonate dai soliti Marco e Andrea, ai quali si è aggiunto il cantante Gabriel Vittori.
In "Spectrum", "Token" e "Shift", invece, la line-up è completata da Albione Di Pietrantonio (chitarra) e dal bravo Andrea Vacca (basso). Alla voce c'è Marco, e si segnalano gli ospiti Fabio Recchia al piano e Marcello Allulli al sax (e confermo che il suo timbro ricorda proprio Archie Shepp!).
Quella di utilizzare i due demo più recenti per realizzare l'album d'esordio, è stata forse la scelta più ovvia. Ma è stata anche una mossa coraggiosa. Già la musica dei Kailash non è così immediata. Con questa mossa, però, la tracklist risulta piuttosto massiccia, costituita com'è da due canzoni e ben tre strumentali! Una scelta così, artisticamente ineccepibile, non è molto popolare. E se un pubblico dotato di ottimo senso critico non potrà che apprezzare questo album, è quasi sicuro che una gran fetta di ascoltatori verrà scoraggiata da una tracklist così insolita. Non è lo snobismo che mi spinge a scrivere questo: ho un grande rispetto per il pubblico metal e la critica di settore. Non posso però dimenticare come la musica dei Kailash sia stata bollata da qualcuno come "rumore", e che l'accurata scelta di accordi, assonanze e dissonanze sia stata talvolta interpretata come incapacità! Insomma, affermazioni del genere sono fuori dal mondo. Eppure, proprio tale frangia di critica e di ascoltatori non digerirà facilmente la scaletta di "Kailash". Comunque sia, secondo me, meglio perderli che trovarli, dei critici e degli ascoltatori così...
"Kailash" è un biglietto da visita molto intrigante, forse di poco interesse per chi sia già in possesso dei demo dei Krom, ma un CD imperdibile per gli ascoltatori dotati di buon gusto. La musica è intrattenimento, sì, ma è anche un'espressione artistica nobile. E questa band riesce a mescolare al meglio l'impatto con l'arte. Le composizioni sono strutturate in maniera sì complessa, ma mai eccessivamente cerebrale. L'ascoltatore dovrebbe ascoltare queste cinque tracce per il piacere del bello. Sì, le composizioni sono tutte belle. E gli arrangiamenti impreziosiscono il tutto, grazie anche ad una registrazione ineccepibile. Tecnica, avanguardia, istinto: c'è di tutto in questo album. Soprattutto, c'è tanta originalità. Semmai pensaste che i Deathspell Omega siano i nuovi portabandiera del black più colto, beh, i Kailash potrebbero candidarsi come concorrenti pericolosi. E la giovane età dei musicisti rende il tutto ancora più intrigante: chissà cosa potranno fare, mano a mano che acquisiranno esperienza, malizia e tecnica.
Ricordo di aver valutato i due demo precedenti con un 8 ed un 8.5. Lasciatemi quindi scegliere il più alto fra i due voti per questo CD. I Kailash meritano di essere promossi, meritano che la loro musica sia diffusa, sia fatta conoscere. Il loro album di debutto è una perla preziosa, e vale molto di più di tante uscite ufficiali. Credo che, se continueranno per questa strada, i Kailash potranno diventare dei portabandiera del black colto tricolore, nonchè un gruppo di rilievo nella scena internazionale. Ovviamente, con questo stile non si guadagneranno mai le grandi platee, ma non credo che questo interessi agli artisti. Avanti così, ragazzi! Siete grandi!
(Hellvis)
Haternal . www.haternal.com . 7
Per fanatici di: sonorità progressive, ricercate e vagamente estreme
Avevo sentito parole di grande elogio nei confronti dei Krom ed ora, grazie anche alla Trazeroeuno, ho la possibilità di ascoltarli anche se con il nuovo moniker, Kailash.
La band degli esordi autrice di un BlackDeath tecnico ed abbastanza grezzo sembra ormai un antico ricordo, questa nuova entità è decisamente più raffinata e ricercata sotto ogni punto di vista. A ricordare i momenti più estremi del gruppo è ormai rimasta la sola voce urlata che però in questo omonimo dischetto ricopre un ruolo estremamente marginale. Sono gli strumenti a fare da padroni nell’universo dei Kailash, il combo, capitanato dai fratelli Basili, tecnicamente è straordinario ed in questo prodotto ce lo dimostra dall’inizio alla fine.
Il sound degli ex Krom riesce a brillare di luce propria nonostante l’influenza degli Opeth e dei nostrani Novembre sia più che evidente, nonostante questo infatti il loro mix di DeathBlack ultra melodico, Heavy e soprattutto Progressive risulta originale e fresco. Quel che forse manca in “Kailash” è l’immediatezza, i fratelli Basili puntano sin troppo sulla loro grandi doti musicali lanciandosi in passaggi complicati ed a volte troppo fini a se stessi, come succede più volte in “Wind Under the Door”. Il trio mi convince decisamente di più quando cerca di trovare una sorta di via di mezzo, come succede nell’ottima opener “The Sleepers” e nella straordinaria "Token". Lunghissimi passaggi strumentali possono sicuramente piacere ad una certa audience ma altri, tra i quali, nella mia completa ignoranza, ci sono pure io, ai primi ascolti storcono il naso. E’ anche vero che dopo diversi ascolti il discorso cambia e che i Kailash fanno bene a fregarsene degli altri ed a comporre ciò che più gli pare ma esprimere i miei personali giudizi è il mio compito ed è ciò che faccio.
Nonostante tutto questo non posso non inchinarmi di fronte a tale perizia, ad ottime melodie, ad arrangiamenti tanto curati e ad un songwriting per gran parte eccelso. Marco è un ragazzo che non solo riesce a far suonare meravigliosamente la chitarra ma la fa catare, in alcuni passaggi mette la pelle d’oca e ci trasporta in dimensioni oniriche, per non parlare del drumming eccezionale di Andrea, un batterista che la maggior parte delle Metal band può solo sognare.
Chi è alla ricerca di sound profondi, tecnici, melodici e perché no difficili ha trovato una band che farà la propria gioia. Gli amanti di sonorità grezze ed ignoranti è meglio che stiano alla larga dai Kailash.
Sinteticamente: soggettivamente parlando in un prossimo futuro mi piacerebbe sentire dei Kailash ancor più estremi anche se già in questo disco omonimo in alcuni passaggi pestano come dei dannati, ed inoltre vorrei che dessero più importanza al cantato perché Marco Basili se la cava alla grande anche qui! Se apprezzate questo genere di sonorità lanciatevi a capofitto in questo progetto, non ve ne pentierete.
(Jan Montanaro)
Sodapop . www.sodapop.it .
Scintillante e stiloso Death iper-tecnico per questi giovani virgulti nostrani. La scuola del mai abbastanza compianto Chuck Schuldiner ha giustamente generato anche mostri di questo tipo. Effettivamente ridurlo semplicemente ad un genere sarebbe alquanto restrittivo ed ingiusto: i cambi, i controtempi e il mid-tempo che imperversano sull'intero lavoro scontornano infatti la cornice del disco, portandolo forse fuori dai confini del metal stesso. Purtroppo, in questo caso, percepisco piuttosto la penalizzazzione del cantato, dogmaticamente Black, ma che con musicisti di tale caratura, non rende merito, o meglio non risulta poi all'altezza dell'intero lavoro.
Brani lunghissimi quindi, strutturati e destrutturati a seconda dell'impatto emotivo nell'incalzare degli arrangiamenti. Nota particolarmente positiva per gli inserti di tromba in Spectrum e Shift: assolutamente azzeccati e mai appiccicati. Perseverando verso l'originalità, io continuerei proprio in quella direzione. Consigliato: a chi rimpiange Patrick Bateman in doppiopetto e motosega, a chi "Death is just the beginning" e a chi "si tocca" quando passa una suora.
(Marco Giorcelli)
Rocklab . www.rocklab.it .
Quando si parla di gruppi italiani emergenti ecco il disatroso bivio: campanilismo o esterofilia? Sì, lo ammetto, è proprio complicato, soprattutto in un ambito quale il metal che da sempre in Italia è stato trattato in questo modo. La fortuna, qui, è che già dalla stupenda presentazione grafica della nazionalità dei Kailash poco ci importa, tanta è la curiosità di sentire il loro lavoro. E allora spendiamo due parole, partendo dal packaging, su questa TraZeroeUno, etichetta o meglio "vetrina di suoni eterogenei legati da uno stile visivo comune" (parole loro) che per apertura musicale, varietà delle proposte e cura dei dettagli potrebbe essere un po' la Jester Records de' noantri. Bravi. Parlando dei Kailash (ex-Krom ed ex-Hastur, per la cronaca), al primo impatto si ha un'ottima impressione unita ad una certa difficoltà di assimilazione. Perchè qui c'è un death metal “progressive” per la varietà e l’originalità delle ritmiche, un death metal che si tinge a tratti di sprazzi black e accelerazioni al limite del grind, anche se il definirsi "avantgarde" non è proprio azzeccato: non basta un nome dalle tinte esotico-mistico-religiose, un paio di inserti di sax e le ritmiche un po' storte per essere avanguardisti. E attenzione, non voglio assolutamente che questo venga percepito come una critica anzi, i Kailash riescono a mantenere una solidità che a molti gruppi avantgarde-wannabe manca, evitano di perdersi in sperimentazioni fini a se stesse e si lanciano con una determinazione impeccabile in trentacinque minuti di riff intricati che echeggiano Extol, Opeth, Edge of Sanity e ultimi Enslaved, cambi di tempo, accordi aperti, accelerazioni e sprazzi melodici, riuscendo a dire qualcosa di nuovo - ed al contempo di piacevole ascolto - con impeccabile competenza tecnica. E impeccabile è anche la produzione piena e precisa; le uniche e minuscole critiche possibili riguardano la voce, distante e poco incisiva, fermo restando che con un esordio come questo è praticamente impossibile non avere un posto d'onore tra le realtà più interessanti dell'attuale scena metal tricolore. Applausi, alla faccia dell'esterofilia, e speriamo tutti vivamente che questo lavoro possa avere una distribuzione adeguata.
(Gabriele de Seta)
Pull The Chain . www.pullthechain.be .
With some three demo-works in circulation under their previous moniker Krom, this Italian progressive black metal band strikes back again with four long musical experimentations. Kailash (the house of Shiva) deliver what you can regard as experimental black metal with a good inner violence running underneath its originality. Due to continuous alternations of timings (which range from half paced almost doom orientated passages to more accelerated ones), Kailash create a kind of personal version of the traditional black / dark metal standards. The continuous changes in both rhythms and atmospheres create a kind of general de-structured guideline which prevents a direct and easy accessibility but on the other side, it makes the material recorded here come out quite versatile. The song-structures are non-predictable with some nice twists that include tons of atmospheric passages (as witnessed by the multi-structured «Spectrum» for instance»). A solid effort (despite some jazz references)…mainly dedicated to the most open-minded black metal listeners.
(Georges Laforet)
Benzoworld . www.benzoworld.com . 75
Basta un solo ascolto per capire che i Kailash hanno qualcosa in più rispetto alla miriade di bands che si affacciano oggi al debutto. Questo è il primo demo per la band tricolore, solo però se si considera il monicker 'Kailash', che non è il primo utilizzato dai nostri. I più attenti talent-scout avranno senz'altro annotato da qualche parte i nomi 'Hastur' e 'Krom', ovvero i Kailash prima maniera, autori questi ultimi (i Krom) di un interessante avant-black tutto tecnica e grandi ambizioni. La scelta di cambiare identità (ancora una volta) è da interpretare come il primo vagito di qualcosa di volutamente nuovo, ma che in fin dei conti tanto nuovo non è: in aggiunta ai primi due pezzi, nuovi di zecca, i nostri ci ripronpongono infatti, nella sua interezza, il demo 'Spectrum Token Shift' del 2004, il penultimo a marchio Krom. Facile allora vedere questo 'Kailash' come una sorta di compendio dell'operato dei due Basili (Marco e Andrea), da sempre al comando di un gruppo che fa della pura fantasia compositiva il suo principale modus operandi. Visto che parliamo di black metal, o comunque di estremo, i nomi chiamati in causa (anche indirettamente) sono pochi ma di valore assoluto: Borknagar, Arcturus, Opeth, Solstafir. Nelle lunghissime tracce costruite con maniacale dedizione dai nostri (solo 'Shift' scende nettamente sotto i sette minuti), si può respirare la stesso sentimento anarchico che ha caratterizzato i primi passi di queste grandi bands. Musicalmente stiamo parlando di un combo capace di mettere sul piatto una personalità già notevole (per quando grezza), anche se alcune armonie di chitarra sembrano ricreare le stesse atmosfere, oscure e malinconiche, tanto care agli Opeth. Detto questo, l'arma in più dei Kailash è senz'altro il coraggio: se nel 2004 questi ragazzi avevano la faccia tosta di inserire il sax nel turbinìo nero di 'Spectrum', oggi sfoderano senza batter ciglio delle suite di oltre otto minuti, condite di screams micidiali ed evoluzioni strumentali in costante bilico tra black e progressive-metal. La maturazione definitiva è dietro l'angolo. Basta solo riuscire ad incanalare tutta queste idee in canzoni che abbiano un minimo filo-logico; guarda caso, lo stesso percorso che i già citati Borknagar e Arcturus hanno intrapreso, con successo, anni or sono. Inutile dire che la strada è quella buona. Mi raccomando, vi tengo d'occhio.
(Viking)
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