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Hue | un'estate senza pioggia | review

Heathen Harvest . www.heathenharvest.com .
‘A rainless summer’, to unravel the Italian title for any non-speaker also serves as purlieu, with its demesne set in the landscapes of central Italy wherein Matteo Uggeri wandered on a personal holiday equipped with microphone and minidisc recorder. There he set about replicating all the sounds about him that were in reach, landscape, weather, and people. Later a second trip in the same year had both Matteo and his friend, Davide Valecchi return to one of the many locales to record melodies on guitars and to mix and smooth his experiences.
While comprised mainly of field recordings, “un’estate senza pioggia” has an undesecrate attentiveness toward the landscape, spliced and angled. Coupled with the crystalline recordings so elegantly captured on the simplicity of minidisc the album leaves an imprint of dry warmth and notably of dusty travel. Thankfully, the portions do not feel like a juxtaposed lucky dip though it is not quite an album of repeated listens due to travelling tapestry woven, but like a good documentary film, something to be experienced and viewed and appreciated. At sixty minutes, this trip is a long road, winding constantly through new domains redolent with the conversation of cars and the clamour of crowds. Insects shudder and sigh in a grazing heat as languorous electric guitar choruses sweetly to their baking. Accordion breathes a haunting under waterfalls. Television, radio, is captured by stalking outside of houses where footsteps mark the hunter. Doors creak into explosive frequencies. Sounds are emphatically dismantled wherein even what appears a washing machine takes on peculiar chant to the chimes of a nursery rhyme.
The high production and delineating exactness to the mixing elevate this quilt of patches into something very intimate and thoughtful.
The album comes in an odd-sized card gatefold sleeve, fully coloured with scratched sepia photography and inset photographic Italian architecture and landscape upon gloss. Liner notes detail Matteo’s journey and locations for each track. In addition a bookmark is inserted in the same stylistic aesthetics. The disc continues the tasteful attention to the artwork accompanying.
(symbolique)

Babylon Magazine . www.babylonmagazine.net . 8/10
"Un'Estate Senza Pioggia", italianissimo lavoro prodotto dalla sempre attuale Trazeroeduno, è, prima che un prodotto musicale, un diario di viaggio. Hue, aka Matteo Uggeri, non è nient'altro che l'eroe viaggiatore, protagonista e co-protagonista, di quest'estate senza pioggia. Completamente solo, nell'estate più calda che l'Europa ricordi (siamo nel 2003) Mr. Uggeri si cimenta in questa avventura che lo porterà in lungo ed in largo per l'Italia centrale armato dei suoi fedelissimi microfono e minidisc. "Un'Estate Senza Pioggia" è infatti, anche se non soltanto, un album di field recording, che, per chi non lo sapesse, è quella tecnica, usata principalmente nella musique concrete e nello sperimentalismo, la quale si propone di catturare "immagini sonore" attraverso la registrazione vera e propria di eventi sonori nell'istante stesso in cui essi vengono prodotti dalle fonti. Immaginate i passi di Hue in un bosco o il suono di un aspirapolvere in una chiesa, tenendo in considerazione il momento in cui questi eventi vengono prodotti. Eventi unici ed irripetibili, immersi nella complessità del Reale. Il lavoro di Hue, partito proprio dal "campo" della sua osservazione e delle sue emozioni, comincia di qui, col fissare i punti chiave del suo diario sonoro, tenuto con cura assoluta e con una buona verve critica. A posteriori ci sarà l'inserimento della "colonna sonora", anche grazie alla preziosa collaborazione delle persone conosciute e non, durante il viaggio. Il registro musicale è seppur minimo, di assoluta suggestione e sensibilità, attenuando così la parziale "crudezza" dei take di recording e favorendo la ciclicità dell'esperienza sonora, come anche del viaggio e della vita stessa, metafora senz'altro, di qualsiasi viaggio con un'inizio ed una fine. Il "viaggio" è quello che sta tra questi due poli opposti, e questo era forse l'intento di Hue, dialogare con l'esistenza, e con la "raison d'etre" delle cose. Quello che ne scaturisce, alla fine, è il forte contrasto tra quello che è l'immaginario comune e le percezioni dei "singoli". Così come per l'estate... Neanche a dirlo, e con l'ultima tappa del suo viaggio, arriva la pioggia.
(Abyss)

Vital Weekly . www.vitalweekly.net .
The summer of 2006 was hot, but the summer of 2003 was also extreme. It was the month that Italian musician Hue worked on a CD, traveling the small villages of Italy, armed with minidisc and a microphone to record the people working and various other kinds of sounds. A year later, Hue visited Davide Valecchi (also known as Aal) and played guitar with him. From then on the album 'Un'estate Senza Pioggia' emerged as Hue also recorded some other friends, such as Giuseppe Verticchio (Nimh), Giulio Biaggi (Nefelheim), Andrea Marutti (Never Known, Amon, The Afeman), Paolo Ippoliti and Laura Lovreglio (both of Logoplasm) and Luca Sigurta (Fhievel). Some of these people are known for some more abstract, non traditional musics, but Hue managed to find them in a rather playful mood. The title translates as 'A Rainless Summer' and is a quite nice work of some of the more daring areas of ambient music. Traditional instruments of ambient music, such as guitars, organs and didgeridoo, play the more recognizable and accessible part of this work, but there is also lots of space for elements from the world of glitch and the processings of field recordings - still the starting point of this work. Sometimes warm (pun intended) and joyous, some with the chirping of insects and dogs and a desolate guitar, empty and spacious. Not an album of major surprises, but a fine release on the brink of seasons changing.
(Frans De Waard)

Oltre il Suono . www.oltreilsuono.com .
Si tratta dell'estate del 2003. Un'estate che personalmente ricorderò per sempre in modo particolare e con grande piacere non tanto perchè, come fa intendere il titolo del CD, fu una stagione estremamente arida e povera di pioggia, quanto perchè, durante una vacanza in Abruzzo, vennero a trovarmi, ed ebbi occasione di incontrare per la prima volta e conoscere di persona, Matteo Uggeri/Hue, l'autore di questo CD, e Andrea Marutti, più noto come Amon per il suo storico progetto di musica dark ambient. Soggiornammo piacevolmente insieme in Abruzzo per alcuni giorni, come amici di vecchia data, e in questo periodo, in momenti e circostanze diverse, Hue raccolse con il suo Mini Disc portatile alcune registrazioni ambientali che successivamente sono confluite in questo lavoro, riunite e organizzate insieme ad altre field recordings che l'autore raccolse, durante la stessa estate, in altri luoghi e in compagnia di altri amici.
Questa dunque l'essenza di questo lavoro. Quasi una raccolta di "cartoline sonore", dei ricordi in forma di suoni, voci, rumori ambientali, di cui si è voluta mantenere traccia non solo nella memoria, ma anche in forma fisica, organizzandoli e "fissandoli" per sempre su un supporto sonoro... Una serie di tappe, una serie di luoghi, paesini, situazioni... Pensieri, ricordi, riflessioni... Medelana, Laterina, Ariccia, Casaline... Nomi di località il cui nome può dire poco, ma che in questo CD si concretizzano davanti ai nostri occhi in forma di delicati e poetici acquarelli sonori che evocano immagini, paesaggi, scenari di vita... Lo scrosciare dell'acqua vicino una cascata, il rumore dei passi sul terreno, frammenti di suoni di radio e TV, l'attraversamento di una strada trafficata, la quiete dei boschi, il frusciare delle fronde degli alberi... E poi bisbiglii, dialoghi... la telefonata di un amico al cellulare, voci di preghiera in una chiesa, un canto liturgico... Arpeggi di chitarra, note di pianoforte e di organetto, il suono profondo e rauco di un didgeridoo... Rumori di sassi lanciati in un pozzo, metalli percossi, canti di cicale, altri frammenti di musica, un carillon che intona un po' frettolosamente la melodia di "Yesterday"... E poi finalmente il rombo dei tuoni e lo scroscio di quella pioggia che, tanto attesa, torna a cadere e a donare ristoro e sollievo ad una terra secca e riarsa... alle erbe, ai fiori, agli alberi, alle piante, e a tutte le forme di vita che da essa ogni giorno attingono e dipendono...
"Un' Estate Senza Pioggia" è un CD che, seppure basato fondamentalmente su field-recordings, differisce enormemente da tanta (anche troppa direi...) produzione musicale di genere analogo, riuscendo a sintetizzare registrazioni ambientali e contenuti d'impronta più prettamente musicale-melodico in una formula articolata ma straordinariamente fluida, estremamente gradevole, emozionante, poetica... Da segnalare il contributo particolarmente significativo di Davide Valecchi/Aal, che con i suoi interventi di chitarra, presenti in varie parti del CD, ha firmato i momenti di liricità più suggestivi dell'intero lavoro.
(Giuseppe Verticchio)

Rockline . www.rockline.it .
Matteo Uggeri, in arte Hue, è attivo da oltre un decennio seppur sotto vari e diversi pseudonimi, come Der Einzige o Normality Edge, movendosi lungo diversi percorsi musicali dall’Ambient, al Noise, all’Elettronica, ma sempre con una spiccata propensione a sperimentare, come avviene anche con i suoi Norm, che si dedicano ad una New-Wave fortemente incline alle sperimentazioni più estreme.
Un’Estate Senza Pioggia è l’ultimo lavoro di quest’artista, un album che tratta interamente del viaggio intrapreso dall’autore nella calda e torrida estate del 2003, attraversando, in compagnia di amici e del suo minidisc e microfono per la registrazione di suoni, l'Emilia, la Toscana, il Lazio e l'Abruzzo. Gran parte dell’album contiene field recordings raccolte dall’autore durante questo lungo viaggio, registrazioni intervellate dalla chitarra, delle volte acustica delle altre elettrica, di Aal o di Giuseppe Verdicchio e da altri strumenti, come tastiere, didgeridoo, cello, percussioni sempre suonati da artisti suoi amici. Così ne viene fuori una sorta di album di memorie e ricordi, ma un album che contiene solo suoni e rumori, senza nessuna visione, e si può sentire di tutto, dal canto degli uccelli allo scorrere dell’acqua, dai passi mossi ai dialoghi, dai cori in chiesa ad una telefonata al cellulare, ed ancora bisbiglii, rumori e suoni della natura, il sottofondo della radio o della TV, il carillon che intona Yesterday in versione accelerata, ed il tutto intervallato, forse a caso forse no, o almeno secondo un criterio a me ignoto, le ottime performances musicali dei vari strumentisti che hanno accompagnato Hue in questo percorso fisico o artistico, di cui segnaliamo la bellissima chitarra pinkfloydiana sul finire della Seconda Tappa, la tastiera dell’Ultima Tappa, il suono particolare del didgeridoo. Le varie tappe del viaggio, suddivise poi in vari episodi, portano il nome delle località visitate, come Medelana, Ariccia o Laterina, tutti luoghi che poco dicono a chi non li conosce e che il nostro artista tenta di raccontare senza parole, ma solo attraverso i rumori propri dei luoghi.
Insomma un lavoro diverso, troppo diverso da tutto ciò che si può trovare in circolazione, anche negli stessi ambiti artistici, che oltretutto non sono affatto facili da circoscrivere in tale opera, che può spaziare dall’Ambient, al Noise, all’Elettronica, ma ciò che veramente sembra difettare nella medesima opera è la scarsa presenza di parti musicali se relazionate all’eccessiva presenza di registrazioni di rumori e suoni di ogni genere e tipo. Non per tutti quindi, soprattutto a chi non avvezzo a lavori di questo genere.
(Salvo Sciumè)

SentireAscoltare . www.sentireascoltare.com . 7.1/10
L’estate del 2003 fu l’estate più calda del secolo in Italia e nella maggioranza dell’Europa. Le registrazioni di questo disco riflettono pedissequamente l’umidità, il senso di afoso, il caldo torrido delle città, delle campagne, dei paesi di provincia di quel periodo. Matteo Uggeri, Hue, nell’estate del 2003 si avventura da solo in un viaggio nell’Italia di mezzo, che dall’Emila Romagna passa per la Toscana, dal Lazio approda in Abruzzo. Armato di un microfono e di un minidisc Hue registra i suoni delle cose, i discorsi delle persone che gli sono a fianco, i canti popolari e i canti delle chiese che visita. Un grande archivio da cui attingere e da elaborare, che un anno dopo in fase di montaggio con l’aiuto di Davide Valechi (Aal) e il contributo di altri musicisti come Giuseppe Verticchio (aka Nihm) e Andrea Marutti (Never Known/Amon) si trasforma nel disco in questione.
Quest’estate senza pioggia è allora una psicogeografia dell’anima viandante. Un dialogo con la natura delle cose che ci circondano, con la percezione che abbiamo degli spazi e della nostra presenza nel mondo. Gli intermezzi strumentali (chitarre acustiche ed effettate e flebili inserti elettronici) sono piccole serenate che flirtano con i suoni registrati, alimentando un senso di malinconia per il tempo che passa e non ritorna indietro. L’idea del lavoro è quella di comporre una serie di cartoline sonore che possano restituire alla memoria proprio quei momenti accaduti. Se le stagioni passano e si susseguono l’un l’altra come gli amori di un’amante, le fotografie ci aiuteranno a ricordare testimoniandoci la misteriosa bellezza delle cose. Dopo tutto non è questa la vera missione del fotografo e per assonanza del field recorder?
(Antonello Comunale)

Kronic . www.kronic.it . sv
A Melancholic Yesterday.
Il racconto di un viaggio attraverso la canicola record italiana nel corso dell`estate del 2003: questa è l`intenzione di Hue (Matteo Uggeri) per questo disco autoprodotto nel 2004 e riproposto ora dalla trazeroeuno. Suoni, rumori, ambienti e parole compongono un viaggio dilatato dal calore e da una malinconia che offusca i sensi. È allora il tintinnio di una moneta che cade a concentrare un`attenzione distratta e a tirare le fila di sensi diffusi dai passi sudati di un percorso che tocca (paesi nei pressi di) Bologna, Arezzo, Roma, L`Aquila e ritorno.
I caratteri prettamente musicali di "Un`Estate Senza Pioggia" intervengono soltanto per poche curve del tracciato di sessanta minuti disegnato da Uggeri e sono sempre avvolgenti, spesso coinvolgenti. Mentre molta più attenzione richiedono le piccole storie inserite tra una nota e l`altra, gli estratti dalla radio o le chiacchierate popolari: seguire tutte le tappe, ciascuna con i suoi eventi, è un`esperienza che non si limita ai suoni e ai sottofondi di cui l`album è fatto, ma richiede una forte immaginazione visiva per completare la fruizione. A parte nel momento in cui la dolcezza di "Yesterday" (Beatles) che sprizza dagli schiocchi di un carillon è in grado di far sognare anche un essere privo di fantasia. La forza dell`amore.
(Alessandro Ballini)

Blow Up . www.blowupmagazine.com . 7
Si stanno delineando in Italia, oggi con più forza, esperienze (non solo) discografiche "fuori margine".
Occorrerà parlarne in maniera organica. Storie più o meno consolidate e con più o meno stabilità e continuità produttiva - tra queste Afe Records, Radical Matters, Trasponsonic, Amp Rec, Palustre Records -, che disegnano "traiettorie della possibilità". Il discorso vale anche per Trazereouno, label indipendente peculiare non tanto per la tipologia sonora quanto per il segno e per l'immaginario grafico, corrispondenti ad un'estetica definita.
L'estate senza pioggia di Matteo Uggeri si colloca nei contesti del soundtrack sperimentale, dell'ambient itinerante, della narrazione per memorie sonore. Il viaggio - era il 2003 - atraverso l'Italia centrale (dall'Emilia Romagna alla Toscana al Lazio all'Abruzzo) viene ricostruito come scenario-microcosmo sul quale vibrano gli interventi strumentali di Nefeleheim, Guseppe Verticchio, Andrea Marutti. Da assorbire.
(Dionisio Capuano)

Chain D.L.K. . www.chaindlk.com . 3.5/5
As usual, reviewing music by friends of yours is not always easy, even more so when you have also played with them - and with Matteo Uggeri/Hue I have shared a release I'm very fond of. But well. I think this is the first full-length release where Hue doesn't use his usual alias Sparkle in Grey, which makes sense: while SiG is an electronic-based project (be it IDM, ambient or electroacoustics), this disc (the title means "A summer without rain") is mainly based on concrete recordings, found sounds and real time performances, courtesy of a bunch of friends (Davide Vallecchi/aal, Andrea Marutti/Amon-Never Know, Giuseppe Verticchio/Nimh, Nefelheim...). The whole thing started in 2003, when during his summer holidays Hue picked up every kind of sound with a minidisc (voices, cicadas, church chants, pebbles, rain...) and played with the above mentioned mates; one year later, he met Davide Vallecchi again and added more field recordings and guitars. Everything was eventually assembled in seven tracks, clocking in at one hour, featuring several sub-divisions or movements. Despite the following work of editing and mixing, which must have been very careful, the whole work has maintained a free-flowing, fragmentary feel. You can hear Hue talking with other people, or walking, or jamming - a kind of diary or polaroid collection. The strictly musical part is quite limited, with a predominance of Vallecchi's melancholic guitars, which have a sort of wave feel to them, perfectly merging with the atmosphere of the cd. Which is one of nostalgic recollection, of letting yourself go or just flow with the environment (sounds a little summer-of-love, doesn't it). It's a work with many details and shades which will appeal to those who like the more humane part of field-recordings based compositions. Due to its very fragmentary nature, it honestly fails to really grasp my attention after its first half or so, but I'm a very tired listener at the moment. I'm sure some more spinning would do this justice.
(Eugenio Maggi)

Sodapop . www.sodapop.it .
Mentre vi preannuncio che a breve un’intervista ad Hue sarà on-line su questo stesso sito, ecco qui un suo lavoro solista. Prodotto da Grey Sparkle in collaborazione con la stessa etichetta di Passo Uno (a cui Uggeri aveva preso parte), si trata comunque disco diverso e per quanto melodico, senza dubbio più difficile. Sotto questo splendido titolo Hue raccoglie una serie di “field-recordings” effettuate su e giù per lo stivale ed impreziosite anche grazie alla collaborazione di Giuseppe Verdicchio (Nimh), Aal, Andrea Marutti, Paolo Ippoliti (Logoplasm) e Nefelheim, per quanto vi dicano poco, sono alcuni nomi celebri della musica ambientale e delle “field-recordings” del “Bel Paese”. Le registrazioni ambientali la fanno da padrone partendo dai dialoghi fino a culminare nel “vociare del traffico”, però a differenza di molte uscite del genere Hue ha deciso di rilegare il tutto con una serie di arrangiamenti in grado di reggere il “viaggio”. Rispetto a Passo Uno dove la musica la fa da padrona la posizione è decisamente ribaltata, eppure il paradosso di questo disco è che riporta alla mente il primo Godspeed You Black Emperor! epurato delle impennate e di molto strumentismo (e quindi di quelli che già dal disco dopo sarebbero diventati l’ossatura ed il marchio dei canadesi). Il disco finisce per essere un continuum ininterrotto in cui senza prestare attenzione al numero delle tracce si affonda sul sedile aspettando di arrivare alla fine. La stranezza del disco sta proprio nel fatto che la musica, sempre scarna ma molto melodica, sfreccia sul campo sonoro dei dialoghi o dei rumori in punta e svanisce tanto velocemente come arriva. Gran registrazione e ottima resa sonora, ma inizio a sospettare sempre di più che Uggeri ormai sappia perfettamente dove posizionare i cursori di un mixer prediligendo un taglio da elettronica “post” crucca che potremmo considerare la sua peculiarità a questo punto. Né puramente musicale (in contrasto anche con il suo lavoro in Sparkle In Grey) né dogmaticamente “field-recordings”, un disco “via di mezzo” che sembra congelare i ricordi di una vacanza, anzi forse è questo quello che è realmente interessante. Se effettivamente la fruizione ma anche la registrazione di una “field-recordings” sono l’istantanea di un momento (irripetibile in quanto tale), questo disco resta comunque legato all’idea base di uno “Small part isolated and destroyed” (...certo, ma “recollected”) tanto come a dire che la memoria “è un casino” e come tale sembra un flusso anche quando non la è “ricordi ancora?”.
(Andrea Ferraris)

Audiodrome . www.audiodrome.it . 3/5
Matteo Uggeri, mente del progetto Hue, si muove in ambiti elettronici dal 1994 con diversi pseudonimi: Der Einzige, Normality/Edge, Sparkle In Grey.
Un’Estate Senza Pioggia è costituito da field recordings, è un diario scritto con la musica concreta: appunti sonori presi nel corso di una vacanza lungo l’Italia Centrale durante la caldissima estate del 2003. Rumori di pietre spaccate dal sole, suoni dalla strada, dialoghi con amici, notti insonni, tv accesa che ci tiene compagnia e poi – finalmente – della pioggia. È noto che, fin dalla sua nascita, la musica concreta sia di difficilissima fruizione, infatti Un’Estate Senza Pioggia richiede molta volontà d’ascolto, anche perché dura non poco, ma Uggeri ha avuto l’accortezza di aggiungere sporadicamente alcuni momenti strumentali, come quello – malinconico e poetico – della chitarra di Davide Vallecchi/aal. Poi ci sono altri frammenti melodici, tra i quali il campionamento di un carillon che suona “Yesterday” dei Beatles, a conferma una certa tendenza a essere minimali e sotto le righe, forse addirittura dimessi. Un altro esempio? La registrazione di un canto in una chiesa, ma contemporaneamente anche il rumore di un aspirapolvere in sottofondo, come a significare che non c’è la dimensione sacrale di certo ambient, ma un’antiretorica quotidianità: sembra essere la stessa di molti degli artwork di Trazeroeuno, splendidi eppure non magniloquenti.
Le cose semplici sono le più belle.
(Fabrizio Garau)

Freakout . www.freakout-online.com .
Questo lavoro del compositore e strumentista Hue può essere approcciato in due modi, completamente distinti: o si cerca di coglierne il significato in termini compositivi e suggestivi, valorizzando la ricerca che è alla base dell’ispirazione del prodotto, e allora si deve sottolineare che è un prodotto musicale fatto più di silenzi e rumori che di suoni: nell’estate del 2003 (tra le più calde estati della storia, tutti ricorderanno), l’autore è andato in giro per villaggi e campagne del Centro Italia registrando suoni e voci (anche spezzoni di dialoghi umani) con un microfono, e li ha poi mixati, alternandoli con momenti di ispirazione musicale, che prendono appunto il nome dai posti visitati (Medelana, Laterina, Ariccia, Casaline), e che diventano veri e propri brani di composizione pura strumentale, in cui si cerca di riprodurre mediante suoni l’atmosfera di calura opprimente (e si potrebbe scomodare addirittura il poeta Montale e il suo analogo tentativo di ritrarre l’impassibilità dell’estate in versi, ma forse non è il caso di spingersi fino a tanto). In tal caso, comunque lo si valuti, Un’estate senza pioggia va visto come un lavoro intellettuale e concettuale piuttosto che creativo e istintivo, insomma un prodotto di cultura più che di intrattenimento.
Oppure, al contrario, lo si giudicherà come un prodotto insopportabilmente macchiato di euforie new age e ambient, intollerabilmente intellettualistico e quindi futile, come futili appariranno i passaggi dialogati o gli intermezzi di cascate e frusciare di erbe di ogni tipo, e allora lo si deve condannare inesorabilmente come qualcosa che non è musica leggera ma non è ancora composizione o tantomeno arte.
Fate un po’ come credete, ma in ogni caso non chiamamola musica: è fatta per intenditori o fanatici del genere, non certo per ascoltatori medi.
(Francesco Postiglione)

Earlabs . www.earlabs.org .
Who could imagine that the hottest summer of your life would commence with rain? Who could imagine this long hot summer to continue so refreshingly – with the clatter of water, the clatter of guitar strings? In fact, there is a constant coolness in atmosphere to the whole of Hue’s first solo cd, its ambiance evoking shadows rather than light. Whispering ghosts, alike remembrances of fleeting encounters, of fleeting sights, and especially of fleeting sounds inhabit the keenly sought out shades of churches, village-houses, trees… and probably hotel-rooms as well. These shades themselves become ghostly, ectoplasmatic entities morphing into … - wordless - song (somewhat alike the characters of a Thomas Pynchon movel). Although, within their specific context on the cd, there is a hint of the duck-rabbit problem: with the perspective flitting between background and foreground, between atmosphere and event, the exact specification of which of these poles defines the actual ‘music’ music on the cd at best remains ambiguous. This goes to show that for Hue, a making of a field-recording is itself alike any other form of music. And as such, what he hears too becomes a form of self-disclosure, creating an intimacy as were we a co-traveller on this Odyssee of shades, the move from the one shade to the next as so many stations of shared longing going up to the paradisiacal fata morgana, that utopy of ‘home’ (complementing the stations of the cross which must have been followed so many times considering the importance of the shadowy nature of churches as a source of shelter from the heat). Unable to hold out in the heat of the light, we keep to the confines of shadows – but, as also Hue meets many friends along the way, we at least can sense here that we are not alone. In the end, this cd is a testimony to the invaluable worth of friendship. Home, as they say, is where the heart is.
(Mark Pauwen)

sounDesign . www.soundesign.info .
Ascoltando un’estate senza pioggia…gita in macchina con i suoni di Matteo Uggeri
Quella volta che io e Luigi abbiamo avuto il piacere di lavorare/studiare/ascoltare da vicino i Matmos (Drew Daniel & Martin C. Schmidt - a chi non li conoscesse è vivamente consigliato di rimediare al più presto…), ci hanno svelato un piccolo segreto: il modo migliore per ascoltare la loro musica è, secondo le loro parole, in macchina. Per la precisione in una automobile elettrica, di quelle che quando sei in corsa fanno lo stesso rumore delle auto a benzina, e quando ti fermi al semaforo passano all’elettricità diventando silenziosissime…in questo modo, il paesaggio sonoro dell’auto, in cui chi sta all’interno è completamente immerso, dal quale si è avvolti, permette allo stesso tempo di concentrarsi sui suoni e di apprezzare le sonorità dell’insieme, di distrarsi guardando il paesaggio e poi di ritornare a fissarsi su un suono che improvvisamente è emerso e ci ha ricatturati…
Ecco, fedele al mandato dei miei amici/eroi, ho voluto dedicarmi all’ascolto di Un’estate senza pioggia, l’ultimo lavoro di Matteo Uggeri (Hue) pubblicato da Grey Sparkle) mentre scendevo l’Appennino da Brisighella a Bologna in quel del primo maggio.
Che dire, Un’estate senza pioggia è un diario sonoro della torrida estate del 2003, quando Matteo se ne andò in giro per l’Italia a collezionare suoni…un lavoro di field recording, ma non solo. Durante le tappe, gli incontri con altri musicisti hanno prodotto un album in cui paesaggi sonori ricchi di memoria (si sentono frammenti di dialoghi, prove di cori, voci, suoni, quasi odori dei posti che Hue ha attraversato) si alternano a giri di chitarra, a melodie di fisarmonica, a suoni strumentali anch’essi carichi di malinconia…
Iinsomma, sembra che il field recording si sia in questo caso portato dietro frammenti di vita, colori, odori, tutti i sensi e non solo l’udito…Buon ascolto.
(Sara Lenzi)

Foxy Digitalis . www.digitalisindustries.com/foxyd . 8/10
More an attempt to sonically describe a specific landscape in time than a set of tunes, :hue:, therefore, invite a description of how well they (he? She?) evoke that place, rather than the usual parsing of musical motifs. That place is Italy, during one hot summer day. Found sounds such as rain, bells, breezes mix with whispered voices that seem both like prayer and personal secrets. There is music here, but it too feels intimate, a low ambient buzz circling the concrete action caught by the tape recorder.
To listen to this is to feel like you are invading someone’s space, yet you are invited in. But this is not exhibitionism; you are let in because, it being such a beautiful day, why wouldn’t all be invited?
(Mike Wood)

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