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Dharma | barriere d'aria | review

Noize Italia . www.noizeitalia.com . 8
Un nuovo tassello si aggiunge al sempre più florido panorama heavy psych italiano. Il suo nome è Dharma e la provenienza è Ivrea. Animano questa splendida creatura il mentore Davide (voce, chitarra) ed i compagni di viaggio Omar (batteria) e Marco (basso). “Barriere d’aria” è il disco d’esordio ufficiale (giunto dopo due autoproduzioni tra il 2000 e il 2002), un ep di cinque brani che fotografa una band in pieno stato di grazia.
Lo stile del power trio viene infatti messo al servizio di uno stoner rock caldo e pastoso, ma impostato sulla chiave ruvida, spigolosa e malinconica del rock alternativo made in Italy. Esempi del genere li abbiamo già avuti da Mesas e Il Pasto Nudo, perfetti interpreti di questa mescolanza che se ben amalgamata risulta ricca di piacevoli suggestioni. I Dharma ne sono altri meritevoli esecutori, anzi, al primo colpo vengono fuori con un dischetto molto professionale, curato nella registrazione, nella compattezza dei suoni, nella veste grafica e soprattutto nella proposta.
Testi in italiano, un sound magmatico, ora diretto ora dilatato, una capacità tecnico esecutiva indiscutibile. Fondamentale quando si è alle prese con un suono ibrido, perché il rischio di non saper bene quale direzione intraprendere è sempre dietro l’angolo. I tre invece sanno ciò che vogliono e lo dimostrano con questa manciata di ottimi brani. “Nulla oltre un bel colore” e “Barriere d’aria” sono i più stoner del lotto: chitarre spesse e voluttuose, ritmiche incessanti, melodie a presa rapida. Fuzz e groove si susseguono a tutto spiano, l’estasi sonora passa per il deserto dei Kyuss (ascoltare il wah-wah della title track per credere) e l’Inghilterra stoner degli Orange Goblin. Cosa volere di meglio…
“Immobile” e “Troppo facile” sono invece animate da un certo sapore alternative, elaborato con suoni heavy psych ma giostrato su soluzioni compositive ricche e cangianti (il piano rhodes nella prima, la melodia pop della seconda). Mentre la coda psichedelica di “Rigamonti Lounge Beach” chiude il lavoro con la giusta dose lisergica, apertura verso nuovi orizzonti che non mancheranno di riservare succose sorprese.
(Living Rain)

Perkele . www.perkele.it . 8
Un nuovo tassello si aggiunge al sempre più florido panorama heavy psych italiano. Il suo nome è Dharma e la provenienza è Ivrea. Animano questa splendida creatura il mentore Davide (voce, chitarra) ed i compagni di viaggio Omar (batteria) e Marco (basso). “Barriere d’aria” è il disco d’esordio ufficiale (giunto dopo due autoproduzioni tra il 2000 e il 2002), un ep di cinque brani che fotografa una band in pieno stato di grazia.
Lo stile del power trio viene infatti messo al servizio di uno stoner rock caldo e pastoso, ma impostato sulla chiave ruvida, spigolosa e malinconica del rock alternativo made in Italy. Esempi del genere li abbiamo già avuti da Mesas e Il Pasto Nudo, perfetti interpreti di questa mescolanza che se ben amalgamata risulta ricca di piacevoli suggestioni. I Dharma ne sono altri meritevoli esecutori, anzi, al primo colpo vengono fuori con un dischetto molto professionale, curato nella registrazione, nella compattezza dei suoni, nella veste grafica e soprattutto nella proposta.
Testi in italiano, un sound magmatico, ora diretto ora dilatato, una capacità tecnico esecutiva indiscutibile. Fondamentale quando si è alle prese con un suono ibrido, perché il rischio di non saper bene quale direzione intraprendere è sempre dietro l’angolo. I tre invece sanno ciò che vogliono e lo dimostrano con questa manciata di ottimi brani. “Nulla oltre un bel colore” e “Barriere d’aria” sono i più stoner del lotto: chitarre spesse e voluttuose, ritmiche incessanti, melodie a presa rapida. Fuzz e groove si susseguono a tutto spiano, l’estasi sonora passa per il deserto dei Kyuss (ascoltare il wah-wah della title track per credere) e l’Inghilterra stoner degli Orange Goblin. Cosa volere di meglio…
“Immobile” e “Troppo facile” sono invece animate da un certo sapore alternative, elaborato con suoni heavy psych ma giostrato su soluzioni compositive ricche e cangianti (il piano rhodes nella prima, la melodia pop della seconda). Mentre la coda psichedelica di “Rigamonti Lounge Beach” chiude il lavoro con la giusta dose lisergica, apertura verso nuovi orizzonti che non mancheranno di riservare succose sorprese.
(Alessandro Zoppo)

Onda Alternativa . www.ondalternativa.it . 3,5/5
Il primo impatto con questo disco è stato ambiguo: il viola purpureo tenue ed i disegni rarefatti in primo piano mi portavano a pensare di trovarmi innanzi ad un prodotto di chill out (o di new age al massimo). In questi brevi secondi di pensieri e riflessioni legate ad un assoluto silenzio si è subito sovrapposto una chitarra rude in un suono sporco che mi ha fatto sgranare gli occhi e destarmi dal torpore. Alla chitarra, si è succeduta la sezione ritmica che mi fa completamente risalire.
“Barriere d’aria” è il nuovo demo dei Dharma, trio che opera dal ’99 dalle parti di Torino ed Ivrea.
Le alchimie sonore del terzetto piemontese si poggiano su uno stoner rock molto solido e robusto con rari momenti di pacatezza e rilassatezza dove l’acidità, la sicurezza e le numerose capacità vengono fuori donandoci cinque chicche nel settore “stoner”, ma questa volta siamo nello stivale. La tradizione alternative rock italiana ed un certo filone stoner d’oltreoceano sono ravvisabili nel background ma il gruppo riesce a trovare una soluzione personale che non si preclude in cliché o in rifacimenti banali ed azzardati, cosa che sempre più mi capita di sentire.
Lo strumento cardine su cui tutto ruota è la chitarra nelle sue mille sfaccettature ma l’affiatamento dell’intero gruppo è formidabile.
“Barriere d’aria” è un gran bel lavoro, dove chi ha curato la registrazione, missaggio e produzione ha fatto del proprio meglio. Una piacevole sorpresa.
Chissà dal vivo…
(23/01/2006 -Rocco D'Ammario)

HMP . www.hmp.it . 3/5
Arriva da Ivrea questo terzetto all'esordio ufficiale dopo un paio di autoproduzioni tra il 2000 e il 2002. Barriere d'aria è un EP di cinque brani che mette in mostra una band che giostra con abilità tra psichedelia e rock più duro, denotando uno stato di grazia dal punto di vista esecutivo e compositivo. Nelle note di produzione, con un tocco di ironia i tre tengono a sottolineare come "molti dicono che fanno heavy-pysch, altri stoner, nessuno pop". Di sicuro, nell'ambito di una proposta fluida e aperta a varie influenze, il pop facile è l'unico escluso. Ritmiche serrate e potenti, chitarre che costruiscono una barriera sonora avvolgente che si dipana attraverso le cinque tracce qui presenti. "Nulla oltre un bel colore" e "Immobile" colpiscono sin dall'attacco per la loro compattezza, mentre in "Barriere d'aria" le melodie si fanno più aperte, con la voce di Davide Tappero Merlo (gli atri componenti sono Omar Sansoè alla batteria e Marco Rigamonti al basso) che non cede mai in aggressività. L'alternative si mescola nelle strutture alla psichedelia, che emerge forte soprattutto nei suoni delle chitarre acide e lisergiche, in circolarità sonore che sembrano prendere e portare lungo un viaggio multicolore. "Troppo facile" cambia marcia, virando verso un rock di più facile presa, ma sempre "sporcato" nei suoni e nelle atmosfere. E per fare capire meglio qual è la stella polare, in chiusura ci sono i quasi due minuti onirici della strumentale "Rigamonti lounge beach". A completare un lavoro più che interessante la cura estrema di un packaging che è esattamente come il contenuto sonoro: immaginifico e refrattario alla banalità.
Sulfuree atmosfere tra stoner e psichedelia rigorosamente made in Italy, un disco da tenere sott'occhio, soprattutto per gli amanti del genere.
(02/02/2006 - Massimo Longoni)

Benzoworld . www.benzoworld.com . 80
Stoner da Ivrea: EP per i Dharma. Un trio a cui la psichedelia dettata da chitarre distorte sta particolarmente a cuore. Tra le fonti di ispirazione non possono mancare i soliti Kyuss, il cui fantasma è onnipresente quando si ha a che fare con queste sonorità (ascoltare la titletrack per rendersene facilmente conto), ma senza perdere di vista altre sfumature dello stoner, usualmente meno note. I testi in italiano facilitano poi il crearsi di una atmosfera sì psichedelica ma anche un po’ malinconica. Qui è tutto praticamente perfetto nel creare questa alchimia: dal suono della chitarra alla sezione ritmica, al timbro vocale e ai testi, l’unico difetto evidente dal quale un “bravo” critico partirebbe per smontarli è insomma il loro essere derivativi. Potrei anche iniziare io stesso con il solito bel discorso dell’evoluzione e della qualità di ciò che suona nuovo senza essere patetico nei tentativi estremi di stupire. Solo che questo compito non ho intenzione di assumerlo io. C’è un solo semplice motivo: mi piacciono le cose belle. E questo EP è senza dubbio qualcosa di bello per le mie orecchie. Soprattutto pensando che pur sempre di EP si tratta, cioè di sole cinque tracce (di cui l’ultima breve e di sola atmosfera con semplice gioco di chitarra e basso) che però non avrebbero certo sfigurato su un album vero e proprio. Prestate attenzione a questi tre, ne vale la pena. Con l’augurio che acquisiscano col tempo una certa personalità propria, perché il talento compositivo, il fiuto per la bella melodia e un buon gusto per gli assoli (puntuali e mai eccessivi) sembrano proprio averli.
(Subway - 22 Agosto 2006)

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