Sodapop
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Mentre vi preannuncio che a breve un’intervista ad
Hue sarà on-line su questo stesso sito, ecco qui un
suo lavoro solista. Prodotto da Grey Sparkle in collaborazione
con la stessa etichetta di Passo Uno (a cui Uggeri aveva preso
parte), si trata comunque disco diverso e per quanto melodico,
senza dubbio più difficile. Sotto questo splendido
titolo Hue raccoglie una serie di “field-recordings”
effettuate su e giù per lo stivale ed impreziosite
anche grazie alla collaborazione di Giuseppe Verdicchio (Nimh),
Aal, Andrea Marutti, Paolo Ippoliti (Logoplasm) e Nefelheim,
per quanto vi dicano poco, sono alcuni nomi celebri della
musica ambientale e delle “field-recordings” del
“Bel Paese”. Le registrazioni ambientali la fanno
da padrone partendo dai dialoghi fino a culminare nel “vociare
del traffico”, però a differenza di molte uscite
del genere Hue ha deciso di rilegare il tutto con una serie
di arrangiamenti in grado di reggere il “viaggio”.
Rispetto a Passo Uno dove la musica la fa da padrona la posizione
è decisamente ribaltata, eppure il paradosso di questo
disco è che riporta alla mente il primo Godspeed You
Black Emperor! epurato delle impennate e di molto strumentismo
(e quindi di quelli che già dal disco dopo sarebbero
diventati l’ossatura ed il marchio dei canadesi). Il
disco finisce per essere un continuum ininterrotto in cui
senza prestare attenzione al numero delle tracce si affonda
sul sedile aspettando di arrivare alla fine. La stranezza
del disco sta proprio nel fatto che la musica, sempre scarna
ma molto melodica, sfreccia sul campo sonoro dei dialoghi
o dei rumori in punta e svanisce tanto velocemente come arriva.
Gran registrazione e ottima resa sonora, ma inizio a sospettare
sempre di più che Uggeri ormai sappia perfettamente
dove posizionare i cursori di un mixer prediligendo un taglio
da elettronica “post” crucca che potremmo considerare
la sua peculiarità a questo punto. Né puramente
musicale (in contrasto anche con il suo lavoro in Sparkle
In Grey) né dogmaticamente “field-recordings”,
un disco “via di mezzo” che sembra congelare i
ricordi di una vacanza, anzi forse è questo quello
che è realmente interessante. Se effettivamente la
fruizione ma anche la registrazione di una “field-recordings”
sono l’istantanea di un momento (irripetibile in quanto
tale), questo disco resta comunque legato all’idea base
di uno “Small part isolated and destroyed” (...certo,
ma “recollected”) tanto come a dire che la memoria
“è un casino” e come tale sembra un flusso
anche quando non la è “ricordi ancora?”.
(Andrea Ferraris) |