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Voto: 7.1/10

L’estate del 2003 fu l’estate più calda del secolo in Italia e nella maggioranza dell’Europa. Le registrazioni di questo disco riflettono pedissequamente l’umidità, il senso di afoso, il caldo torrido delle città, delle campagne, dei paesi di provincia di quel periodo. Matteo Uggeri, Hue, nell’estate del 2003 si avventura da solo in un viaggio nell’Italia di mezzo, che dall’Emila Romagna passa per la Toscana, dal Lazio approda in Abruzzo. Armato di un microfono e di un minidisc Hue registra i suoni delle cose, i discorsi delle persone che gli sono a fianco, i canti popolari e i canti delle chiese che visita. Un grande archivio da cui attingere e da elaborare, che un anno dopo in fase di montaggio con l’aiuto di Davide Valechi (Aal) e il contributo di altri musicisti come Giuseppe Verticchio (aka Nihm) e Andrea Marutti (Never Known/Amon) si trasforma nel disco in questione.

Quest’estate senza pioggia è allora una psicogeografia dell’anima viandante. Un dialogo con la natura delle cose che ci circondano, con la percezione che abbiamo degli spazi e della nostra presenza nel mondo. Gli intermezzi strumentali (chitarre acustiche ed effettate e flebili inserti elettronici) sono piccole serenate che flirtano con i suoni registrati, alimentando un senso di malinconia per il tempo che passa e non ritorna indietro. L’idea del lavoro è quella di comporre una serie di cartoline sonore che possano restituire alla memoria proprio quei momenti accaduti. Se le stagioni passano e si susseguono l’un l’altra come gli amori di un’amante, le fotografie ci aiuteranno a ricordare testimoniandoci la misteriosa bellezza delle cose. Dopo tutto non è questa la vera missione del fotografo e per assonanza del field recorder? (7.1/10)

(Antonello Comunale)

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