Rockline
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Matteo Uggeri, in arte Hue, è attivo da oltre un decennio
seppur sotto vari e diversi pseudonimi, come Der Einzige o
Normality Edge, movendosi lungo diversi percorsi musicali
dall’Ambient, al Noise, all’Elettronica, ma sempre
con una spiccata propensione a sperimentare, come avviene
anche con i suoi Norm, che si dedicano ad una New-Wave fortemente
incline alle sperimentazioni più estreme.
Un’Estate Senza Pioggia è l’ultimo lavoro
di quest’artista, un album che tratta interamente del
viaggio intrapreso dall’autore nella calda e torrida
estate del 2003, attraversando, in compagnia di amici e del
suo minidisc e microfono per la registrazione di suoni, l'Emilia,
la Toscana, il Lazio e l'Abruzzo. Gran parte dell’album
contiene field recordings raccolte dall’autore durante
questo lungo viaggio, registrazioni intervellate dalla chitarra,
delle volte acustica delle altre elettrica, di Aal o di Giuseppe
Verdicchio e da altri strumenti, come tastiere, didgeridoo,
cello, percussioni sempre suonati da artisti suoi amici. Così
ne viene fuori una sorta di album di memorie e ricordi, ma
un album che contiene solo suoni e rumori, senza nessuna visione,
e si può sentire di tutto, dal canto degli uccelli
allo scorrere dell’acqua, dai passi mossi ai dialoghi,
dai cori in chiesa ad una telefonata al cellulare, ed ancora
bisbiglii, rumori e suoni della natura, il sottofondo della
radio o della TV, il carillon che intona Yesterday in versione
accelerata, ed il tutto intervallato, forse a caso forse no,
o almeno secondo un criterio a me ignoto, le ottime performances
musicali dei vari strumentisti che hanno accompagnato Hue
in questo percorso fisico o artistico, di cui segnaliamo la
bellissima chitarra pinkfloydiana sul finire della Seconda
Tappa, la tastiera dell’Ultima Tappa, il suono particolare
del didgeridoo. Le varie tappe del viaggio, suddivise poi
in vari episodi, portano il nome delle località visitate,
come Medelana, Ariccia o Laterina, tutti luoghi che poco dicono
a chi non li conosce e che il nostro artista tenta di raccontare
senza parole, ma solo attraverso i rumori propri dei luoghi.
Insomma un lavoro diverso, troppo diverso da tutto ciò
che si può trovare in circolazione, anche negli stessi
ambiti artistici, che oltretutto non sono affatto facili da
circoscrivere in tale opera, che può spaziare dall’Ambient,
al Noise, all’Elettronica, ma ciò che veramente
sembra difettare nella medesima opera è la scarsa presenza
di parti musicali se relazionate all’eccessiva presenza
di registrazioni di rumori e suoni di ogni genere e tipo.
Non per tutti quindi, soprattutto a chi non avvezzo a lavori
di questo genere.
(Salvo Sciumè) |