Rockline
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Voto: 80/100
Una delle forme più elevate e concretamente applicate
di musica ambient è quella di colonna sonora. E questo
è proprio quello che elaborano i Passo Uno, trio italiano
che, attivo da appena un anno e mezzo, ha elaborato con questo
già tre lavori di pregiata qualità artistica.
Infatti alla base delle loro produzioni sta un’attenta
ricerca che non esiterei a definire filosofica. Si prefissano
l’obbiettivo di raggiungere, a partire da un’immagine,
il corrispondente effetto sonoro che sia qualitativamente
adatto, se non addirittura il prescelto. Da qui si capisce
come ogni effetto sonoro, anche il più banale, diventi
il mezzo privilegiato, contenente in sé un significato
particolare e atto a scaturire una precisa reazione nell’ascoltatore.
Quando tale ricerca viene portata avanti in modo professionale,
come dai Passo Uno, il risultato è poi davvero gratificante
ed eccezionalmente piacevole all’ascolto. Si sa fin
troppo bene come nell’immenso panorama atmosferico le
produzioni di non eccellente valore siano all’ordine
del giorno; ma il pretesto di giustificare con la semplicità
una buona opera ambient qui non trova possibilità d’azione
e il dubbio viene quindi stroncato sul nascere. Le singole
tracce – nove in tutto – sprizzano un’energia
antica.
Attraverso ogni arpeggio di chitarra, ogni suono, da quello
più stravagante ed etereo a quello più minimalista,
il fruitore di “Il Passato Riemerso” può
approfittarne per essere trasportato via dal proprio luogo
e spostarsi attraverso le molteplici situazioni paesaggistiche
che compongono il film-documentario “Memorie di Crespi
d’Adda – Il Passato Riemerso”, opera per
la quale è stata appunto composto il full-lenght. Il
platter, in qualità di colonna sonora, sembra seguire
un proprio filo conduttore, un principio guida che costituisce
la ragione trainante dell’opera. A partire da Il Paese
Immobile si procede dunque in modo alternato tra interludi
(di bellezza perlacea e irraggiungibile è il quarto)
e brani denominati specificatamente. E’ un alternarsi
molto rilassante e intrigante quello che caratterizza questi
brani. Trasponendo poi le parole di Leopardi si riesce forse
anche meglio ad esplicitare la fisionomia di questo disco:
“E il naufragar m’è dolce in questo mare”.
I fantastici versi de “L’Infinito” leopardiano
rappresentano simbolicamente esattamente quello che è
l’ambient nella sua ragione d’essere. Si tratta
infatti proprio di un magico vagare quello in cui ci troviamo
involontariamente quando si ascolta un disco atmosferico.
L’insieme sonoro diventa di conseguenza un oceano di
particolarità e di sfumature screziate che costituiscono
un mondo ricchissimo di spunti e di riflessioni. Tutto questo
sono i Passo Uno: davvero bravi.
(Iacopo Fonte)
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