Intervista
su Audiodrome (18/01/07)
www.audiodrome.it
I Passo Uno sono una formazione tanto particolare quanto interessante,
come la maggior parte dei progetti parte di Trazeroeuno Productions.
Dopo aver avuto l'occasione di recensire due dischi di ottimo
livello, si è reso necessario approfondire alcuni argomenti
e verificare le nostre ipotesi su di loro.
Passo Uno. Il nome tradisce subito la vocazione
cinematografica. Come nasce il progetto, il logo e che ci
potete raccontare della sua formazione insolita e “aperta”?
La nascita dei Passo Uno coincide con la registrazione
della nostra prima colonna sonora Presenze. Quell'esperienza
ci ha rapiti al punto che ci siamo posti l'obiettivo di fondare
un progetto “aperto” in tutti i sensi, un campo
di sperimentazione e ricerca legata strettamente all'immagine.
Un qualcosa che si proponesse di crescere nel tempo passo
dopo passo e che si adattasse ogni volta alle esigenze della
situazione sia da un punto di vista di componenti del gruppo,
sia di strumentazione, genere e ricerca sonora. Insomma è
un progetto costituito da diverse fotografie che messe in
sequenza creano un film in divenire, con un inizio, ma –
si spera – senza una fine...
Alessandro ha disegnato il logo ispirandosi a un film cui
siamo tutti molto affezionati: “Il Cielo Sopra Berlino”
di Wim Wenders. È una rivisitazione grafica delle scene
in cui l'angelo guarda la città dall'alto. Ci siamo
rifatti proprio a questa pellicola, perché è
estremamente evocativa, malinconica e profonda, è una
ricerca nell'interiorità dell'uomo. La stessa linea
- seppur in chiave documentaristica – che seguono le
opere di Stefano. I simboli di pianissimo e fortissimo posti
accanto all'angelo vogliono rappresentare visivamente il punto
d'icontro tra l'immagine e la musica.
I vostri dischi sono “colonne sonore originali”
di materiale girato dal chitarrista Stefano. Subito un tema
difficile: musica e immagine.
Urca che domandona! Potremmo aprire un dibattito
infinito, quindi mi limito a darti un riposta molto sintetica:
anche le immagini hanno i loro suoni e il nostro intento è
l'interpretazione di queste cercando la traduzione sonora
migliore.
Una volta ho visto una rassegna di film muti commentati
dal vivo da un trio jazz che improvvisava mentre le immagini
scorrevano. Il vostro metodo compositivo qual è?
Vario. In Presenze ci siamo lasciati totalmente andare
all'improvvisazione dopo aver guardato il documentario premontato,
invece in Il Passato Riemerso c'è stata una ricerca
ben diversa: siamo partiti infatti da pezzi improvvisati,
ma poi ci abbiamo lavorato molto sopra, soprattutto grazie
al contributo di Hue (Sparkle in Grey) il disco è diventato
quello che volevamo. In questo caso non abbiamo visto il girato
in anticipo, ma abbiamo lavorato esclusivamente su delle fotografie
e chiaramente avvalendoci delle indicazioni di Stefano, che
il documentario l'aveva girato.
Per quanto riguarda i film muti musicati dal vivo, stiamo
lavorando a un progetto analogo, anche se in questo caso il
metodo dev'essere necessariamente diverso. Innanzi tutto si
deve analizzare a fondo il film, fare un'operazione di suddivisione
in sequenze e scene, valutare l'atmosfera dei singoli frammenti
e poi scrivere uno o più temi che si adattino al flusso
emozionale della storia. In questo caso, essendo il film muto,
la musica ha un potere pari a quello delle immagini, attraverso
essa si può stravolgere il senso che il regista voleva
dare alla pellicola. In ogni caso noi vogliamo scrivere qualcosa
che si adatti alle immagini, ma non necessariamente al gusto
estetico-musicale del periodo storico in è stato girato
il film, per cui utilizzeremo una strumentazione che spazierà
dal violoncello alla pura elettronica.
Il cd di Presenze aveva anche una sezione nella quale
si vedeva il documentario stesso, girato da Stefano. Ove possibile,
siete intenzionati a optare sempre per queste pubblicazioni
multimediali?
Certo, soprattutto perché nonostante cerchiamo
di fare colonne sonore che rimangano ascoltabili anche separatamente
dalle immagini cui sono ispirate, è bene non perdere
mai il collegamento profondo che c'è tra l'immagine
e la musica. Le nuove tecnologie ci permettono e ci permetteranno
sempre di più in futuro di creare delle vere e proprie
esperienze audiovisive in un piccolo contenitore come il CD
o il DVD, pertanto cercheremo di sfruttarle in modo sempre
più creativo.
È solo un caso che i dischi commentino entrambi
un documentario (la riqualificazione di una villa abbandonata
e i ricordi dei dipendenti di un cotonificio)?
Sì e no. In realtà stiamo lavorando
ad altri progetti e abbiamo fatto o stiamo pensando ad alcune
date dal vivo, ma fino ad ora il documentario - in particolare
quello che rievoca un passato che si sta perdendo - ci stimola
di più a una ricerca poetica della musica. Senza fronzoli
o virtuosismi fraseggiamo su immagini che hanno una storia
dietro. Chiariamoci, quando ce ne sarà occasione saremo
felici di lavorare a una colonna sonora di un film, ma non
è una tanto cosa che vediamo come un punto d'arrivo,
quanto come un esperimento, una tappa.
Forse tutti noi Passo Uno siamo accomunati dalla sensazione
di essere nati nell’epoca sbagliata e i temi “storici”
ci risultano facili.
Vi trovate a vostro agio nel descrivere queste storie
in certo modo malinconiche e autunnali? La mia risposta è
sì.
Sì, perché dietro questa malinconia
c'è un mondo. C'è la vita di persone, famiglie,
amici, innamorati. Parlare di una cosa passata che è
stata intensa, porta inevitabilmente ad essere malinconici.
Non è necessariamente una sensazione negativa, anzi,
la malinconia è il segno della vita che scorre e lascia
delle fotografie affascinanti che talvolta dispiace dover
lasciare appese a un muro senza che nessuno le possa vedere.
Stefano nei suoi documentari cerca di dar voce a questo sentimento,
porta quelle foto all'aperto, le rende pubbliche per dire
che sì, c'è un presente e ci sarà un
futuro, ma senza condividere ognuno il proprio passato difficilmente
si andrà da qualche parte. Anche il nostro progetto
ha lo stesso significato dei documentari che musichiamo: non
ci lasciamo prendere dalla smania della sperimentazione priva
di criterio, ma cerchiamo di equilibrare quello che non c'è
con quello che c'è stato. Per questo ci sentiamo a
nostro agio, perché il nostro modo di concepire la
musica è malinconico, per tutto quello di bello che
c'è stato in quest'arte e per la spinta che esso ci
dà nel tentativo di creare nuovamente qualcosa di bello.
Musica concreta: in Presenze rimane impresso il rumore
di una serratura, in Il Passato Riemerso quello dell’orologio.
Uno spunto per parlare dell’importanza dei field recordings
nella “narrazione musicale”, e in generale di
come siete entrati in contatto con questa forma espressiva.
Sicuramente il field recording è molto importante
per noi. È un derivato dei suoni registrati in diretta
durante le riprese dei filmati poi elaborati e contestualizzati
rispetto alle immagini e alla musica evocata dalle stesse.
Ci interessa lavorare sulla convivenza equilibrata tra rumori,
suoni d'ambiente e il loro rapporto con le melodie.
È scorretto parlare di somiglianze post-rock,
vista la vostra tendenza a essere “ambient” non
solo attraverso l’elettronica?
Post, before, during rock. Scusa l'ironia. No, non è
scorretto, ma noi facciamo sempre molta fatica a definirci.
Quando ci chiedono “che genere fate?” spesso rispondiamo
tre cose diverse. In realtà alla fine ci nascondiamo
sempre dietro l'etichetta di “ambient” o rispondiamo
“facciamo colonne sonore!”, anche se finché
una persona non sente la nostra musica, non riesce a farsi
un'idea concreta di quello che facciamo.
Se scrivessi che invece “Colpi A Vuoto”
– forse per il basso – all’inizio sembra
quasi post-punk?
Beh, davvero interessante! Non abbiamo molti riferimenti
di quel tipo nei nostri ascolti abituali degli ultimi anni,
ma un tempo chi non è passato da quelle parti musicali!?
Magari è una reminiscenza inconscia!
Come procedono le cose con Trazeroeuno, di cui Stefano
De Ponti è parte integrante, con la sua presenza dietro
sia all’etichetta sia a più progetti?
Beh le cose procedono bene anche se è molto
difficile riuscire a organizzarsi e portare avanti progetti
di questo tipo considerando che tutti noi ovviamente abbiamo
un lavoro o cerchiamo di averlo! Comunque rappresenta un approdo
sicuro a cui fare riferimento in un momento così caotico.
Cercate di suonare dal vivo? Nuovamente, considerata
la doppia natura del progetto, che tipo di esibizione proponete
(proiezioni, etc…)?
Attualmente, come abbiamo accennato prima, stiamo
lavorando alla musicazione del film muto "Tartufo"
di Murnau, del 1921, che verrà presentato all'interno
di una rassegna organizzata dall'associazione culturale Scalodieci
(www.scalodieci.org) nei prossimi mesi e che vedrà
coinvolti altri musicisti della scena indie alle prese con
altri film "d'epoca". E un'esperienza nuova ma ci
sembrava il passo evolutivo che ci mancava. Su questo progetto
vi terremo aggiornati sul nostro sito www.passouno.org.
A presto e grazie mille per questa intervista!
(Fabrizio Garau)
|