Audiodrome
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Voto: 4/5
"Conoscevo le persone per persona."
Così dice un anziano abitante di Crespi d’Adda.
Crespi era un villaggio operaio nato a fine Ottocento, l’utopia
di un imprenditore tessile che voleva migliorare le condizioni
di vita delle maestranze, fornendo loro alloggi, scuole e
servizi di base, quando nel resto del mondo le condizioni
dei lavoratori erano pessime. Creare una comunità quando
la storia conduceva alla società: quel signore pronuncia
quella frase con nostalgia, perché quell'idea pazzesca
e forse troppo paternalista funzionò per un periodo.
Oggi Crespi è in decadenza, nonostante sia patrimonio
dell’Unesco, e il documentario girato da Michela Mozzanica
e Stefano De Ponti, chitarrista dei Passo Uno, ne ripercorre
la storia attraverso le memorie di chi l'ha vissuta. Per la
colonna sonora, I Passo Uno dunque non potevano che muoversi
in un paesaggio autunnale come lo splendido artwork del cd
e di(s)messo come in Presenze, soundtrack di un altro documentario
di Stefano su una villa settecentesca da restaurare.
Presenze era introdotto dal suono di una serratura, Il Passato
Riemerso si apre col ticchettio di un orologio: i field recordings
di Hue (progetto di Matteo Uggeri) sono fondamentali e parte
integrante di una narrazione che si fa rappresentazione, si
ascolti ad esempio la traccia "Acqua Come Memoria".
Altrettanto fondamentale è la chitarra (acustica e
non), che, nel creare trame e atmosfere, oltre che nella sua
strutturale funzione di commento, finisce per far pensare
al post-rock, ma strumenti come clarino e violoncello –
sconcertanti per come moltiplicano la malinconia - conferiscono
al gruppo una personalità unica, difficile da inquadrare.
Infine, la batteria di Andrea Avolio compare per aumentare
il pathos di alcuni momenti.
È quasi immorale scriverlo, perché si tratta
della vita di persone reali, ma la forza de Il Passato Riemerso
sta nel restituirci alla perfezione il senso della fine di
un mondo.
(Fabrizio Garau)
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