TrueMetal
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Voto: 80/100
C’è voluta la nascita della neonata Trazeroeuno
perché qualcuno si accorgesse dei Krom, pardon dei
Kailash (nome che hanno deciso di adottare da questo disco
in avanti) ed è un vero peccato. Certo la nostra penisola,
a ben guardare, pullula di realtà underground che meriterebbero
un contratto, ma poche sono quelle che fin da subito hanno
saputo far brillare con tanta vividezza la luce della loro
qualità. Fin dalla loro nascita, con il nome Hastur
poi cambiato in Krom e ora in Kailash per seguire l’evoluzione
del proprio sound, questi ragazzi si sono segnalati per capacità
compositive decisamente fuori dall’ordinario. Capacità
che andavano a braccetto con influenze musicali sempre più
variegate e con una proposta in continuo cambiamento e arricchimento.
Partiti da un death/black grezzo, ma condito con una buona
dose di tecnica individuale, poco a poco i Kailash sono passati
a un black sempre più melodico e a tratti sinfonico,
per poi inserire nelle proprie composizioni anche passaggi
di pianoforte e di sax. Il risultato finale (ma solo per il
momento) è un black melodico con forti influenze avantgarde
e un’abbondante spruzzata di prog.
Di quanto questi ragazzi si sentano sicuri dei propri mezzi
ce ne rendiamo conto fin dal brano di apertura: una lunga
suite di oltre nove minuti dal titolo “The Sleepers”.
Ma è tutt’altro che far addormentare il risultato
che questo brano ottiene sull’ascoltatore. La canzone
infatti è arrangiata così bene e così
mutevole nella melodia, che a volte bisogna guardare lo schermo
dello stereo per sincerarsi che si tratti ancora della stessa
traccia.
La seconda “Wind Under the Door” sembra non voler
essere da meno della prima e così ecco una canzone
che supera gli otto minuti di durata. Di certo il brano non
annoia anche se, ce ne si accorge quasi subito, non è
certo la voce il filo conduttore. Al contrario la musica è
la vera padrona di questa e di praticamente tutte le composizioni
dei Kailash. In questo forse è più marcata l’influenza
prog: nel prendere l’ascoltatore e farlo sedere in poltrona
mentre gli strumenti intrecciano melodie nell’aria che
vanno semplicemente gustate e assaporate, mentre la mente
viaggia guidata dalle note.
Per quanto riguarda i restanti tre brani del cd, vi rimando
QUI
per una disamina più approfondita, essendo stati tratti,
senza alcuna modifica, dal loro ultimo demo autoprodotto.
Qualche parola mi sento però di poterla spendere ugualmente
e riguarda principalmente le capacità di songwriting
e di arrangiamento di questi ragazzi. Raramente infatti ho
sentito risultati tanto buoni se non in opere realizzate da
gente con anni e anni di esperienza alle spalle, qui invece
ci troviamo di fronte a un disco d’esordio. Di certo
si tratta di una presentazione buona come poche e spero sia
anche il segnale che i Kailash sapranno fare sempre meglio.
Per concludere penso che ci troviamo di fronte a una delle
migliori promesse (mantenute) del panorama underground italico.
Le qualità di questo gruppo sono tante e sembrano non
doversi esaurire con questo disco. Se continueranno per la
strada che hanno finora calcato credo proprio che potremo
aspettarci delle grandi sorprese da ogni loro nuovo cd. Nel
frattempo cominciate a rifarvi le orecchie con questo.
(Alex “Engash-Krul” Calvi)
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