Sodapop
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Scintillante e stiloso Death iper-tecnico per questi
giovani virgulti nostrani. La scuola del mai abbastanza compianto
Chuck Schuldiner ha giustamente generato
anche mostri di questo tipo. Effettivamente ridurlo semplicemente
ad un genere sarebbe alquanto restrittivo ed ingiusto: i cambi,
i controtempi e il mid-tempo che imperversano sull'intero
lavoro scontornano infatti la cornice del disco, portandolo
forse fuori dai confini del metal stesso. Purtroppo, in questo
caso, percepisco piuttosto la penalizzazzione del cantato,
dogmaticamente Black, ma che con musicisti di tale caratura,
non rende merito, o meglio non risulta poi all'altezza dell'intero
lavoro.
Brani lunghissimi quindi, strutturati e destrutturati a seconda
dell'impatto emotivo nell'incalzare degli arrangiamenti. Nota
particolarmente positiva per gli inserti di tromba in Spectrum
e Shift: assolutamente azzeccati e mai appiccicati. Perseverando
verso l'originalità, io continuerei proprio in quella
direzione. Consigliato: a chi rimpiange Patrick Bateman in
doppiopetto e motosega, a chi "Death is just the beginning"
e a chi "si tocca" quando passa una suora.
(Marco Giorcelli)
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