Shapeless Zine
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Voto: 8.5
I lettori che seguono da tempo le mie recensioni, sanno bene
che non mi lascio trasportare quasi mai da facili entusiasmi.
Certo, può capitare che un CD mi colpisca più
di un altro, ma cerco sempre e comunque di mantenere un giudizio
obiettivo, per quanto possibile. Eppure, questi Kailash mi
hanno sorpreso ed entusiasmato sin dal primo ascolto, ed il
passare del tempo non ha intaccato nè le mie impressioni
nè il giudizio complessivo! Con questa affermazione,
però, non mi riferisco soltanto all'album "Kailash",
l'oggetto di questa recensione. No. Mi riferisco anche e soprattutto
ai vecchi demo, che mi hanno introdotto alla musica di questi
artisti sopraffini. I lettori affezionati di Shapeless ne
hanno letto le recensioni, ma non cercatele in archivio col
nome Kailash: all'epoca il gruppo si chiamava Krom. Sì,
questi sono proprio i Krom di Viterbo, quelli che hanno sfornato
demo validissimi quali "Krom" (2003), "Through
The Looking Glass" (2003), "Spectrum Token Shift"
(2004) e "Wind Under The Door" (2005). Si tratta
del gruppo dei fratelli Basili, Marco (basso e chitarra) e
Andrea (batteria). Ed il nome è stato cambiato per
non confondersi con gli altri Krom, quelli di Napoli, che
tra l'altro ho recensito tempo fa.
Grazie all'interessamento dell'etichetta indipendente Trazeroeuno,
i Kailash hanno potuto debuttare su album. Un traguardo doveroso,
che spero si riveli un trampolino per dei successi maggiori.
Sì, credo molto in questo gruppo. Ed ogni volta che
ascolto la loro musica me ne convinco sempre di più:
attualmente, in Italia, sono veramente pochi i gruppi black
che possano pareggiare, sia come qualità compositiva
che come originalità, i Kailash. Ed è un vero
casino poter commentare questo album in maniera doverosa.
E' un casino per me che già ho speso parole ottime
recensendo i demo precedenti. "Kailash" racchiude
in sè, infatti, le tracce presenti negli ultimi due
demo dei Krom: "Wind Under The Door" e "Spectrum
Token Shift". Un commento traccia per traccia sarebbe
fuori luogo, quindi. Il lettore interessato ad un analisi
approfondita delle cinque tracce presenti in questo CD, può
sempre andare a rileggersi le vecchie recensioni dei demo,
presenti nel nostro archivio. E' meglio quindi commentare
"Kailash" in generale.
Innanzitutto, devo complimentarmi per la grafica. Tutto è
molto raffinato, ricercato (ma questo è caratteristico
delle uscite Trazeroeuno). Belle le immagini vagamente antropomorfe,
macchie di colore dai tratti umani, volti addormentati che
sfumano su uno sfondo chiaro. Il libretto non contiene i testi,
e le informazioni sono ridotte all'essenziale. Tra queste,
si distinguono le due diverse line-up. Le prime due tracce,
le più recenti, sono state infatti suonate dai soliti
Marco e Andrea, ai quali si è aggiunto il cantante
Gabriel Vittori.
In "Spectrum", "Token" e "Shift",
invece, la line-up è completata da Albione Di Pietrantonio
(chitarra) e dal bravo Andrea Vacca (basso). Alla voce c'è
Marco, e si segnalano gli ospiti Fabio Recchia al piano e
Marcello Allulli al sax (e confermo che il suo timbro ricorda
proprio Archie Shepp!).
Quella di utilizzare i due demo più recenti per realizzare
l'album d'esordio, è stata forse la scelta più
ovvia. Ma è stata anche una mossa coraggiosa. Già
la musica dei Kailash non è così immediata.
Con questa mossa, però, la tracklist risulta piuttosto
massiccia, costituita com'è da due canzoni e ben tre
strumentali! Una scelta così, artisticamente ineccepibile,
non è molto popolare. E se un pubblico dotato di ottimo
senso critico non potrà che apprezzare questo album,
è quasi sicuro che una gran fetta di ascoltatori verrà
scoraggiata da una tracklist così insolita. Non è
lo snobismo che mi spinge a scrivere questo: ho un grande
rispetto per il pubblico metal e la critica di settore. Non
posso però dimenticare come la musica dei Kailash sia
stata bollata da qualcuno come "rumore", e che l'accurata
scelta di accordi, assonanze e dissonanze sia stata talvolta
interpretata come incapacità! Insomma, affermazioni
del genere sono fuori dal mondo. Eppure, proprio tale frangia
di critica e di ascoltatori non digerirà facilmente
la scaletta di "Kailash". Comunque sia, secondo
me, meglio perderli che trovarli, dei critici e degli ascoltatori
così...
"Kailash" è un biglietto da visita molto
intrigante, forse di poco interesse per chi sia già
in possesso dei demo dei Krom, ma un CD imperdibile per gli
ascoltatori dotati di buon gusto. La musica è intrattenimento,
sì, ma è anche un'espressione artistica nobile.
E questa band riesce a mescolare al meglio l'impatto con l'arte.
Le composizioni sono strutturate in maniera sì complessa,
ma mai eccessivamente cerebrale. L'ascoltatore dovrebbe ascoltare
queste cinque tracce per il piacere del bello. Sì,
le composizioni sono tutte belle. E gli arrangiamenti impreziosiscono
il tutto, grazie anche ad una registrazione ineccepibile.
Tecnica, avanguardia, istinto: c'è di tutto in questo
album. Soprattutto, c'è tanta originalità. Semmai
pensaste che i Deathspell Omega siano i nuovi portabandiera
del black più colto, beh, i Kailash potrebbero candidarsi
come concorrenti pericolosi. E la giovane età dei musicisti
rende il tutto ancora più intrigante: chissà
cosa potranno fare, mano a mano che acquisiranno esperienza,
malizia e tecnica.
Ricordo di aver valutato i due demo precedenti con un 8 ed
un 8.5. Lasciatemi quindi scegliere il più alto fra
i due voti per questo CD. I Kailash meritano di essere promossi,
meritano che la loro musica sia diffusa, sia fatta conoscere.
Il loro album di debutto è una perla preziosa, e vale
molto di più di tante uscite ufficiali. Credo che,
se continueranno per questa strada, i Kailash potranno diventare
dei portabandiera del black colto tricolore, nonchè
un gruppo di rilievo nella scena internazionale. Ovviamente,
con questo stile non si guadagneranno mai le grandi platee,
ma non credo che questo interessi agli artisti. Avanti così,
ragazzi! Siete grandi!
(Hellvis)
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