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Voto: 67/100
Lasciatosi alle spalle il passato sotto il moniker di Krom,
il nuovo progetto Kailash prende forma dalle menti Marco Basili
(chitarre e basso), Andrea Basili (batteria) e Gabriel Vittori
(voce), che nel 2006 danno vita al mini onomino, formato da
cinque pezzi. Lo stile proposto dal terzetto di Viterbo è
molto simile a quello esibito dai celebri Opeth dei primi
due lavori, Orchid e Morningrise, sebbene le soluzioni adottate
siano votate ad esplorare anche meandri più Black.
Tecnicamente parlando, i Kailash sono parecchio maturi e il
feeling che permea il lavoro appare efficace e valido, nei
suoi intricati sviluppi.
The Sleepers sembra provenire proprio da Orchid, con le sue
succulente alternanze tra sezioni distorte elaborate e fraseggi
clean abbastanza eleganti: ciò che non convince è
la voce ancora grezza di Gabriel, acerba nel growl/scream
ma che lascia intravedere ampi margini di miglioramento per
il futuro. La batteria è spasmodica ed estrema nella
sua direzione, capace di mantenere viva l’attenzione
dell’ascoltatore: la traccia procede con velocità
sostenuta, ma a tratti sembra perdere il controllo con la
sua struttura a causa delle sue eccessive divagazioni.
Lo stesso si può dire della strumentale Winder Under
The Door, che lascia trasparire ottimi riff di chitarra ma
che alla lunga risulta ripetitiva ed abbastanza vuota.
La seconda parte del mini contiene tre canzoni scritte nel
2004 dai fratelli Basili con una diversa line up, che comprendeva
guests musician come un piansta e un sassofonista: il Black
assume tratti Avant-garde tipici di Solefald e altre realtà
estreme, discostandosi questa volta dal mood Opeth sopra descritto
(Spectrum). L’atmosfera si fa originale anche se molto
azzardata, ma in definitiva il risultato è più
che soddisfacente.
Anche Token e Shift mettono in rilievo le due facce dei Kailash,
quella più violenta ed impetuosa e quella più
melodica e ricercata, inusuale e sperimentale.
In conclusione del mini, si consiglia di dare un’opportunità
a questi ragazzi di Viterbo, che potranno consolidare il proprio
sound, conferendogli maggior organicità. Sebbene la
produzione di questo lavoro omonimo sia sporca e mal realizzata,
le idee che emergono sono interessanti e non del tutto scontate.
(Edoardo Baldini) |