Audiodrome
www.audiodrome.it

Voto: 4/5

Incredibilmente curato nella sua confezione e nel contenuto musicale, Kailash ricorda come tecnica, gusto e arte possano coesistere anche nell'universo black metal (avantgarde). Italiano.

Quando si incontrano situazioni che ci appaiono nuove o differenti dall'andazzo comune, sono naturali, comprensibili ed istintivi gli atteggiamenti di diffidenza e di disinteresse. Sono l'esperienza che la vita ci ha dato modo di maturare e gli studi compiuti da chi di dovere che lo confermano. In alcuni individui, poi, scatta quella scintilla di curiosità che spinge alla ricerca e alla scoperta di quanto è ignoto e diverso. In seguito alla conoscenza, nel migliore dei casi nasce il sentimento di apprezzamento e di piacere nel godere di quelle situazioni. È per questo motivo che durante il corso degli anni mutano i gusti e le abitudini, anche musicali. In questo contesto si inserisce la discussione sulla produzione artistica dei Kailash, poiché per molti la proposta dei meneghini potrà apparire uno sfoggio inutile di tecnica o uno sfarzoso quanto pedante gioco di opposizioni/contrasti (musicali). Il punto è che generalmente si è carenti di pazienza: mancano l'abitudine e l'educazione all'ascolto, anche del diverso. Per questo motivo ci si sofferma sul solito e comodo, rifuggendo quanto di particolarmente stuzzicante e sfizioso possa attraversare lo spettro della nostra visuale. Non è detto che si debba apprezzare forzatamente per - magari- darsi un tono, oppure per essere accettati in una ristretta cerchia di eletti, quanto per sete di sapere e desiderio di scoprire. E purtroppo, ci teniamo a sottolinearlo, ogni giorno affrontiamo individui vuoti di quella sete necessaria per mantenere un corpo in vita. Detto questo, i Kailash non sono poi quella novità così stravolgente. Loro pregio è quello di azzerare le barriere musicali, di "scherzare" con i generi e lasciare libero sfogo all'istinto ed alla creatività, come successo in passato a band come Fleurety, Ved Buens Ende, Arcturus e Novembre.
E non è roba da poco, soprattutto se si ricorda quali sono le risposte conseguenti gli stravolgimenti che ci vengono proposti. L'inizio di questo articolo ha volutamente spinto su questo tasto, in parte per dare merito alla band milanese, in parte per ricordare tramite queste righe come porsi a priori limitazioni (musicali) possa risultare infantile e caricaturale: in poche parole, il sentimento divenuto il manifesto di Audiodrome.it.
A questo punto, siamo pieni di buone intenzioni e armati di coraggio, ma il rischio di spremere le meningi e dare vita al classico disco senza capo né coda colmo di onanismo a sette note è dietro l'angolo, avido di colpire quanto una zanzara tigre nelle afose serate metropolitane.
Tuttavia Kailash riesce nell'impresa di sviare la trappola dell'autorefenzialità e si propone anche come ascolto di sottofondo, come una pacata e tenue melodia per serate da trascorrere immersi in lettura o come nenia a basso volume da gustare nell'attesa che le braccia di Morfeo ci avvolgano. E proprio trascendendo la fruibilità e le abitudini standard del genere rock/metal che Kailash offre il meglio di sé, senza dimenticare o abbandonare i legami con la musica dura, che - preme ricordarlo - rimane il substrato nutritivo essenziale dell'organismo.
A delicato contorno si pone un artwork che gioca con i colori, immergendo piccole dosi di calda vivacità ad un corpo particolarmente freddo: un abbinamento visivo che dona una dimensione ulteriore ad un progetto che di per sé brilla per meriti compositivi e per quella poco comune spinta tendente ad amalgamare stili, emozioni e contenuti differenti, spesso opposti nei significati e nelle intenzioni. Alle parole è sbarrata la strada, libero campo venga dato all'estro musicale.

(Marco Zambonini)

‹‹‹