Indiepop
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Sette brani a cavallo tra il (dream) pop e la canzone
d’autore con alcuni lievi rimandi a psichedelia e (indie)
rock. Ma prima di tutto gli Intersoul scrivono attenendosi
abbastanza fedelmente alla cosiddetta “forma canzone”.
La voce dolce e a tratti sussurrata si mantiene all’interno
del tipico cantato pop, ed è un bene perché
la voce di Maurizio è bella ed intonata. Inoltre l’effetto
riverbero la porta talvolta vicino a territori shoegaze.
Gli Intersoul cantano in italiano - cosa mai facile ma che
va apprezzata proprio perché costituisce un elemento
di rischio che fortunatamente in alcuni casi rappresenta anche
un grande elemento di forza – e nonostante siano di
Milano sembrano avere qualcosa in comune con la “scuola
romana” di canzone d’autore (Niccolò Fabi,
Tiromancino, Senigallia), così come con i Perturbazione,
i Verdena più pop, Carmen Consoli.
Tra gli episodi più riusciti l’intermezzo strumentale
che colpisce in particolare per i suoi suoni rarefatti e atmosferici
uniti a un dolce suono sintetizzato molto indiepop di scuola
Labrador.
Tra le canzoni “cantate” meritano in particolare
“Alexander Throckmorton” e la conclusiva “Se
fosse ancora Settembre”: della prima si apprezzano le
atmosfere crepuscolari realizzate grazie al sapiente utilizzo
dell’effettistica delle chitarre; la seconda invece
potrebbe essere tranquillamente una canzone dei Radio Dept.
cantata in italiano, con suoni pop alterati che sono una delizia.
Un altro episodio assai convincente è la canzone iniziale
dell’album, “Settembre”, la quale ha un
tono invece più cantautorial-rock.
Un caso a parte meritano altre due tracce, ovvero “Violazzurro”
e la traccia quattro, che non ha un titolo vero e proprio.
Si tratta potenzialmente delle canzoni più riuscite
dell’album, che presentano però due “stonature”
abbastanza grandi a livello di arrangiamento. In “Violazzurro”
non condivido molto la scelta di trasformare una canzone dal
tocco vellutato e morbido in una canzone rock attraverso un
passaggio di accordi (intorno al secondo minuto) tipicamente
rock, anche a livello di suoni. Ed è un peccato perché
la canzone di per se è un bijoux. Per quanto concerne
la traccia numero quattro sento di dover affermare qualcosa
di estremamente simile. La canzone inizia delicatissima e
dolcissima (batteria elettronica e suoni pop scandinaveggianti),
ma presto si trasforma in canzone più rock attraverso
l’introduzione di una chitarra più marcata e
di una batteria suonata. Tutto questo mi lascia un po’
perplesso non perché non ami atmosfere più rock
(nel mio background musicale l’indierock costituisce
un tassello importantissimo) ma perché ritengo che
gli Intersoul diano il meglio di loro quando cercando dei
suoni più atmosferici e pop dilatati. Inoltre, gli
Intersoul non meritano di essere inseriti nella Categoria
“Gruppo emergente, rock italiano”, che, almeno
io, non auguro a nessun gruppo italiano che cerchi di suonare
musica di qualità.
Comunque sia, avanti così, il presente degli Intersoul
ha molto di buono. Le prospettive potrebbero essere addirittura
ottime.
(Michele Toffoli) |